Di nuovo l’aeroporto? Solo polvere negli occhi… si ponga mano ai problemi veri!

Tutti sanno che non si farà mai, ma intanto i politici sono tutti impegnati a tenere convegni, a promettere, a pronunciare discorsi, a fare di tutto affinché non si parli più delle strutture che servono veramente a Viterbo.

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Ricordo ancora con una certo sorriso sotto i baffi Giambattista Vico con i suoi corsi e ricorsi storici. A parte che di nome si chiama come me, solo che per me c’è solo Giovanni, Battista deve essere rimasto al fonte battesimale, ma questo personaggio storico, mi è simpatico.

E’ riuscito a prevedere cosa sarebbe successo a Viterbo con l’aeroporto. Insomma, al nostro Giambattista Vico, per dirla con il linguaggio dei nostri giorni, Nostradamus gli spiccia casa. In accordo con le teorie vichiane, a Viterbo ci risiamo con l’aeroporto. Vi sembra poco? Ancora ricordo quante cose accaddero quando, complice il ministro Bianchi, si affermò che a Viterbo sarebbe sorto un nuovo aeroporto. Ci fu un cementificio che per assicurarsi la prima fila nelle forniture di cemento addirittura comperò un giornale locale. Il sindaco Giulio Marini si affrettò a nominare un Assessore per il nascente aeroporto. Molti imprenditori acquistarono, a prezzi un pochino salati, terreni che sarebbero dovuti servire per costruire le infrastrutture di appoggio a quelle aeroportuali. Alcune importanti società acquistarono intere palazzine per ospitare i loro impiegati che sarebbero stati trasferiti qui. Tutti a fare il tifo, tutti a credere nelle tante occasioni che avrebbe portato l’aeroporto. Un giorno sì e l’altro pure, sui giornali e in televisione, c’era un battibecco continuo tra il proprietario di una compagnia low-cost, e il nostro assessore all’aeroporto Giovanni Bartoletti. Il primo ad asserire che qualora fosse diventato operativo lo scalo di Viterbo, lui non avrebbe mai acconsentito a fare atterrare qui i suoi aerei; il secondo a fare il pompiere dicendo che da Viterbo a Roma con la ferrovia era uno scherzo (chiedere per favore ai pendolari, se è realmente uno scherzo, o uno scherzo da preti).

Insomma si vivevano momenti in cui tutti erano impegnati: alcuni politici a sostenere la nascita dello scalo, altri a gufare per allontanare questa minaccia. Poi c’erano gli ambientalisti che preconizzavano la distruzione del bacino del Bullicame, o almeno la sua irrecuperabile contaminazione. Adesso siccome le strutture quelle vere, che aiuterebbero veramente lo sviluppo di Viterbo sono bloccate, che cosa ci inventiamo? Resuscitiamo l’aeroporto. Tutti sanno che non si farà mai, ma intanto i politici sono tutti impegnati a tenere convegni, a promettere, a pronunciare discorsi, a fare di tutto affinché non si parli più delle strutture che servono veramente a Viterbo.

Insomma siamo alle distrazioni politiche. E quali sono le strutture che realmente farebbero decollare Viterbo? Le elenchiamo: il raddoppio della ferrovia fino a Viterbo; il completamento della cassa bis fino a Viterbo; il completamento della Trasversale fino a Civitavecchia. Vi siete mai chiesti come mai tutte le infrastrutture si bloccano a circa quaranta chilometri da Viterbo? Un tempo c’era chi parlava della maledizione degli Etruschi, ma adesso nessuno lo dice più. Adesso c’è (e vi garantisco che c’è) il menefreghismo dei viterbesi. Ma perché secondo voi Civita di Bagnoregio ha avuto il boom turistico e Viterbo con il boom di Civita, adesso vede solo qualche turista in più? Perché i viterbesi se ne infischiano, se arrivano pochi o tanti turisti. Volete un esempio calzante? Davanti alla Porta Faul c’è un pannello elettronico che porta la scritta (che io ho definita scema): “Benvenuti a Viterbo”. Questa scritta va bene, ma non si adatta ad un pannello elettronico, che è costruito apposta per cambiare la scritta ad ogni evenienza, con un semplice click. Ma chi gestisce il pannello forse non lo sa. Così noi lo usiamo come se non fosse elettronico. Ho suggerito di scrivere: “Ascensori per il Palazzo Papale”. Nessuno mi ha ascoltato. Non c’è niente da fare, i viterbesi sono tutti senza fosforo nel cervello, a partire da quelli che siedono in Comune. Consiglio ancora una volta, una cura da cavallo di fosforo, sperando che funzioni.

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