La Spa di Valentano ne produce oltre 3200 al giorno e nelle prossime settimane arriverà a 10-15mila pezzi

DiMar Group, dall’industria del lusso alla produzione no profit di mascherine

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L’ingegno italiano coniugato alla solidarietà. Un binomio messo in campo dalla DiMar Group Spa per l’emergenza Covid-19.

L’azienda, con sede a Valentano, da 40 anni produce borse per i più importanti brand internazionali ma non ha avuto alcuna esitazione nel decidere di riconvertire il processo industriale per realizzare mascherine, calzari e cuffie.
L’idea di mettere le proprie capacità imprenditoriali e produttive al servizio delle esigenze di protezione sollevate dal coronavirus già nata nella mente di Fabio Martinelli, co-proprietario, co-fondatore e amministratore delegato del gruppo, si è rafforzata su sollecitazione di un amico.

“Questo mio carissimo amico d’infanzia, che vive a Viterbo, mi ha telefonato disperato perché non riusciva a trovare neanche una mascherina. Io ci stavo già pensando, così ho deciso di provare a produrle. Fin da prima dell’ordinanza di chiusura abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto che è andato in porto in breve tempo”.
Si percepisce tutto l’orgoglio di chi crede nella forza del Made in Italy quando dichiara: “Noi siamo italiani, siamo abituati a essere veloci e a industrializzare anche se non è il nostro settore”.mascherine dimar

La cosa più complicata, rivela Martinelli, è stato trovare i materiali giusti “perché siamo abituati a fare le cose per bene. Con i miei collaboratori e il team manageriale per una settimana abbiamo acquisito tutte le informazioni necessarie cercando di capire le indicazioni dei vari decreti”.
Dopo aver trovato un primo materiale “molto interessante” è stato sottoposto alla Asl.
“E’ piaciuto moltissimo. Allora abbiamo chiesto una liberatoria affinché potessimo stare tranquilli che quel materiale, con quella scheda tecnica e quelle caratteristiche, fosse idoneo dato che siamo in attesa della risposta dei test per la certificazione dell’Istituto superiore di sanità”.

Ricevuto l’assenso della Asl è partita l’industrializzazione.
“La prima settimana sono stati prodotti 10mila pezzi, la scorsa settimana 3200 al giorno e stiamo andando verso le prossime settimane in cui prevediamo di arrivare a 10/15mila al giorno. Oltre alle mascherine realizziamo anche calzari e cuffie”.
L’impresa è stata visitata dai carabinieri del Nas. “Ci hanno fatto i complimenti!” sottolinea Martinelli.

La DiMar Group sta donando tutti i dispositivi prodotti. “Non lo facciamo a scopo di lucro. – evidenzia l’amministratore delegato – Abbiamo parcellizzato una cifra importante. Ogni anno ci dedichiamo a un’azione di solidarietà, la produzione e donazione di mascherine sarà quella del 2020. E continueremo a donarle fino al termine del budget”.
Un piano di distribuzione gratuita che si traduce in 1200 mascherine, 500 paia di calzari e 500 cuffie regalate ogni giorno alla Asl. Ma non solo.

mascherine dimarI dispositivi di protezione sono stati forniti anche alle forze dell’ordine e ai Vigili del fuoco di Viterbo. E a 20 Comuni dell’area attorno al lago di Bolsena.
In particolare: “Abbiamo donato 3300 mascherine al comune di Valentano, cittadina in cui viviamo, 1400 a quello di Campli – dove la DiMar ha un’altra location produttiva – a cui se ne aggiungeranno altre 2500 la prossima settimana”.
Al momento non è prevista la commercializzazione delle mascherine. Anche se “tra un paio di settimane si esaurirà il budget stabilito. Quindi stiamo valutando se continuare questa attività facendoci pagare un rientro delle spese. A quel punto probabilmente saranno messe in vendita”.

Oltre al materiale tecnico attualmente utilizzato, grazie alla collaborazione con l’Unitus ne è stato trovato un altro, prodotto da una ditta svedese, che sarebbe l’optimus. La DiMar ne sta stivando grandi quantità.

I successivi rifornimenti però potrebbero essere un problema.
L’azienda svedese, a fronte di un surplus di richieste, ha più che raddoppiato il prezzo.

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