Dolce vita a Viterbo, boom di ristoranti. Buona crescita anche nel Reatino

Negli ultimi otto anni 30mila imprese in più (+ 26,4%). Terza nel Lazio dopo Roma e Latina,precede Frosinone e Rieti

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Viterbo-piazza-del-comune

La grande crisi economica, quella che lasciava i ristoranti deserti anche il sabato sera, è da tempo alle spalle. Anzi, dati alla mano, emerge che passato il periodo più buio, dal 2008 al 2010, gli italiani, pur dovendo stringere la cinghia su una serie di consumi, hanno continuato a coltivare il piacere della buona tavola. Di conseguenza le imprese di ristorazione si sono moltiplicate diventando anche uno sbocco occupazionale importante. Il fenomeno è articolarmente visibile nel Centro-Sud Italia. Nel Lazio, mentre non fa gran notizia l’andamento di Roma, che ha beneficiato dell’aumento nazionale del turismo, spicca il caso di Viterbo. Nella città della Tuscia, secondo i dati Unioncamere-InfoCamere, negli ultimi otto anni c’è stato un vero e proprio boom di ristoranti. Nel periodo compreso tra il 31 marzo 2011 e il 31 marzo 2019, le attività di ristorazione sono passate da 183 a 875, con un balzo del 26,4%. Viterbo a livello nazionale si colloca al 37° posto, terza nel Lazio dopo Roma (+41,2) e Latina (+30,1), ma davanti a Frosinone (+24,2) e Rieti (+18,9). Solo a Roma, dal 2011 ogni giorno si sono registrate 1,3 aziende in più.

L’Italia, percepita come un Paese più sicuro, non coinvolto da attentati terroristici, è tornata ad essere una meta per tanti stranieri. E questo ha portato alla riscoperta di località, come anche Viterbo, note soprattutto a un pubblico di nicchia amante delle vacanze termali.
Più turismo significa più domanda di gastronomia. Negli ultimi otto anni sono nate, a livello
nazionale, 30mila nuove imprese di ristorazione (+27,4%). Solo nel 2017 il giro d’affari delle società del settore ha toccato quota 11,6 miliardi di euro. A guidare la classifica di quelle che hanno registrato il maggior incremento c’è Siracusa (+72%), ed è la Sicilia la prima tra le regioni con più +50%. Il Lazio si colloca al terzo posto (+37,3), subito dopo la Campania (+39,8).

Alla fine di marzo di quest’anno, come rileva la Cna (la Confederazione degli artigiani), le imprese del settore hanno raggiunto le 142.958 unità, ben 30.724 in più rispetto alla stessa data del 2011. Il panorama è variegato, si va dal piccolo ristorante a conduzione familiare alla grande impresa di respiro globale, passando per le ormai diffusissime reti di franchising della cucina. A riprova della grande articolazione del comparto, i dati certificano una suddivisione sostanzialmente paritaria delle aziende tra società di capitale (il 32,6% del totale del totale), società di persone (il 31,7%) e imprese individuali (il 34,4%). Un’impresa su quattro è guidata da donne, da ‘under 35’ e da stranieri (rispettivamente 11,9 e l’11,5% del totale).

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