Dolore nel dolore: 13mila persone morte nel mondo senza il conforto dei parenti

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13mila persone decedute nel mondo a causa del Covid-19.

La solitudine di chi muore e l’addio senza l’ultimo sguardo è dolore nel dolore.

È vero che “si muore sempre soli”, ma il conforto, la mano tesa di un figlio, di una moglie, di un parente sembra alleviare forse le sofferenze di chi muore e dare un senso alla vita e all’amore.

Ora non si può: non si può dare l’ultimo saluto a chi se ne va, non si possono celebrare i funerali; non si può tenere nemmeno la veglia funebre ai tempi del Coronavirus.
Il lutto psicologicamente resterà per sempre una condizione sospesa.

La bara sarà chiusa. Non ci potranno essere persone fisiche nè discorsi, nè applausi o palloncini che volano al cielo. Solo la benedizione, per chi è cristiano.

“All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?”-
scrisse Ugo Foscolo ne I Sepolcri,
ispirandosi a ciò che era stato prescritto nell’editto di Saint Cloud, emanato da Napoleone, esteso al Regno d’Italia solo nel 1806, sulla regolamentazione delle pratiche sepolcrali.

L’editto stabiliva che le tombe dovevano essere poste al di fuori delle mura cittadine, in luoghi soleggiati e arieggiati, e che fossero tutte uguali e senza iscrizioni, per due motivazioni: una igienico-sanitaria e l’altra ideologico-politica.

Ovviamente, la situazione è estremamente diversa, ma morire così, senza alcun conforto, aggiunge sicuramente dolore al dolore.

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