Domani, 30 aprile, i viterbesi ricordano l’anniversario della morte di Alfio Pannega

449

Domani, 30 aprile ricorrerà l’anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, che ci ha lasciato nel 2010.

Molto caro ai viterbesi, Alfio è stato un personaggio conosciuto e apprezzato, a livello umano.

Ultimo fra gli ultimi, con estrema dignità, ha portato avanti, con il suo carretto, raccogliendo cartoni, valori umani e sociali apprezzabili.
Una lotta non violenta, la sua per la pace, per il rispetto dei diritti umani, per l’uguaglianza.

Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della “Caterinaccia” (ma il vero nome era Giovanna), donna popolana della quale molti viterbesi ricordano le battute, morta a ottantaquattro anni, nel 1974.

I viterbesi la ricordano passare al Corso vendendo mazzi di violette. Dopo gli anni di studio in collegio, Alfio visse con sua madre, in una grotta sopra Valle Faul, poi in una vecchia casa, nota a tutti i viterbesi, vicino a Porta Faul.

Amava e sapeva a memoria La Divina Commedia, che citava spesso, leggeva e ripeteva le poesie di Ariosto, così come conosceva le erbe buone dei campi, che era solito raccogliere per nutrirsi.

Poeta a braccio, molto arguto e pungente, condusse una vita dura e difficile, caratterizzata da un’estrema povertà. Faceva lavori saltuari nei campi e raccoglieva vecchi imballaggi da riciclare.

Oggi è spesso portato in scena, con incredibile bravura, dall’attore Pietro Benedetti.

Dal 1993, Alfio divenne uno dei protagonisti del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato.

Morì il 30 aprile 2010, ma i viterbesi che lo hanno conosciuto lo ricordano con immutata stima e con affetto.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui