La società che gestisce le acque della Tuscia protagonista in una puntata di "Mi manda Rai 3". Si è parlato di arsenico e bollette pazze, collegato anche Salvatore Genova, amministratore di Talete

Dopo Tpi e Fuori dal Coro, Talete finisce anche su “Mi manda Rai 3”

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La troupe di "Mi manda Rai3" a Via Saffi sotto la sede della Provincia

Il paradosso di Viterbo, provincia con la più alta concentrazione di arsenico nelle acque e, allo stesso tempo, con le tariffe idriche più care d’Italia, non lascia indifferenti i mass media nazionali. Dopo l’inchiesta di Tpi ed il servizio di Fuori dal Coro, anche “Mi manda Rai 3” punta i fari sulla gestione delle acque viterbesi, affidate alla Talete Spa.

Nella puntata, andata in onda stamani e registrata su RaiPlay, si è parlato dei livelli di arsenico presenti nell’acqua corrente e delle bollette da capogiro. Durante la trasmissione sono intervenuti Salvatore Genova, amministratore unico di Talete, Veronica di Benedetto Montaccini, inchiestista di Tpi, Vincenzo Rienzi del Codacons e Riccardo Catini del Comitato Gas.

Nel salotto di Federica Galeazzo e Federico Ruffo sono stati affrontati, seppur in pochi minuti, tantissimi temi. Su tutti quello delle bollette pazze e quello dell’arsenico, presente in molti Comuni della Tuscia a livelli superiori rispetto a quelli imposti dalla Ue.

Ad aprire il dibattito è stata Veronica di Benedetto Montaccini, giornalista di The Post Internazionale ed autrice dell’inchiesta Acqua Amara: “Nel 2013 l’Unione Europea ha sanzionato la provincia di Viterbo perché è risultato che le amministrazioni locali potevano dearsenificare ed invece non lo hanno fatto. Non si può parlare di rincari bollette senza spiegare che questa sostanza (l’arsenico, ndr) è stata classificata dall’Oms come ‘cancerocena di tipo 1′, ovvero inutilizzabile per lavarsi o cucinare”.

E’ stato poi mostrato un estratto dell’inchiesta della Montaccini facendo riferimento all’autentico paradosso dell’acqua più inquinata e delle tariffe più care. In questo surreale schema, l’anello più debole sono i cittadini. Come successo in occasione del servizio di Fuori dal Coro, anche “Mi manda Rai 3” fa parlare alcuni cittadini a cui sono state recapitate delle bollette decisamente esose, addirittura da 3mila euro.

Proprio in relazione alle tariffe, il dibattito si sposta sui recenti rincari votati dall’Assemblea Ato. Ad intervenire è stato Vincenzo Rienzi, esponente del Codacons a cui è stato chiesto se gli aumenti fossero giustificabili: “Noi – spiega Rienzi – ce ne occupiamo dal 2013. Un accordo siglato da alcuni comuni del Viterbese prevedrebbe un aumento di 9 euro l’anno per una famiglia media di 4 persone. Se si va ad analizzare il documento, che io peraltro non sono riuscito a reperire, sembrerebbe che si dovrebbero andare ad aggiungere a questi 9 euro anche altre voci come i costi della morosità, aumentati dal 3% al 14%, e l’adeguamento del deposito cauzionale per generare liquidità. Ma vi rendete conto? Per quanto riguarda l’arsenico – conclude il membro del Codacons – abbiamo notato dall’ultimo monitoraggio dei dati Arpa, aggiornato ad aprile scorso, che ci sono ancora Comuni dove persiste lo sforamento dei 10 microgrammi per litro. L’arsenico è classificato ‘cancerogeno di tipo 1′, il che vuol dire che non esiste un limite accettabile, deve essere a zero. A supporto della nostra tesi abbiamo presentato un esposto alla Procura di Viterbo, vogliamo far capire se emissioni superiori allo zero possono essere nocive”.

In studio i conduttori si sono domandati quale fosse la soluzione al problema dell’arsenico. E’ stato fatto notare che Talete utilizza alcuni dearsenificatori, pagati circa 35 milioni di euro. Per la Montaccini, però, quella dei dearsenificatori doveva essere una “soluzione ponte”. “Vanno controllati frequentemente – spiega la giornalista di Tpi – ma Arpa ed Asl non lo fanno. Gli ultimi controlli risalgono a maggio 2019, non abbiamo nessuna certezza di quale sia il loro stato ad oggi. Per ovviare al problema si potrebbe pensare, per esempio, alla miscelazione delle acque”.

Dopo le staffilate del Codacons e le analisi della Montaccini, si è collegato dalla sede di Talete Salvatore Genova, amministratore della SpA. “Voglio fare chiarezza – ha affermato – su questi temi, sono amministratore da due mesi e mi sono sentito in dovere di accettare il confronto. I comuni della Tuscia – spiega – sono 71 ma noi gestiamo solo 31 di questi. I soci sono 50. Come detto da chi mi ha preceduto, sono attivi i dearsenificatori ed infatti, nei comuni da noi gestiti, i limiti sono sotto la soglia imposta dalla legge. L’obiettivo, naturalmente, è ridurlo a zero, ma noi siamo entro i limiti”. In poche parole, Genova ha sostanzialmente affermato che l’arsenico è fuori dai famosi 10 microgrammi per litro nei Comuni che non hanno affidato la gestione delle acque a Talete. L’amministratore poi parla anche delle bollette pazze, ammettendo che, in alcuni casi, la società è stata responsabile di errori nei calcoli delle tariffe: “All’anno emettiamo 500mila fatture, chi lavora sbaglia. Nel 2020 abbiamo effettuato 16mila ricalcoli. Noi abbiamo preso in carico una situazione non creata da noi, Talete è subentrata nel 2006 ma non tutti i Comuni sono passati immediatamente. I rincari, purtroppo, sono dovuti ad una situazione che vede il nostro Ato debole, ci sono dei costi operativi di gestione ed investimento e le tariffe sono state approvate da Arera e dall’Ega. Ci impegniamo, comunque, a rivalutare le bollette contestate, ma occorre basarsi su notizie vere”.

Riccardo Catini del Comitato Gas insieme alla consigliera comunale Luisa Ciambella

A concludere gli interventi è stato infine Riccardo Catini del Comitato Gas, che ha esposto velocemente alcuni dei problemi che attanagliano i cittadini: “Grazie anche all’aiuto della consigliera Luisa Ciambella abbiamo potuto dar vita ad una campagna, una sorta di class action. Non c’è solo il problema del ricalcolo ma anche altri vulnus, che abbiamo indicato in un modulo che invitiamo i viterbesi a compilare perché gratis e previsto dalla carta dei servizi. Siamo già un ad centinaio di moduli compilati e oltre 57 reclami sono stati inviati a Talete, che però non ha ancora risposto. Le fatture sono illeggibili, non c’è una redazione grafica che permette una lettura chiara, ci sono conguagli incomprensibili, insomma, la tariffazione è confusa. Il sistema informatico, tra l’altro acquistato con soldi pubblici, non è conforme alle disposizioni di Arera e ci sono anche degli appalti assegnati senza i necessari bandi”.

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