Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio dà ragione ad un genitore che aveva impugnato il Dpcm del 3 novembre scorso: “Le misure che dovevano essere ‘temporanee’ hanno perso tale connotazione”. Ed ora che succede?

“Dpcm illegittimo”: lo schiaffone del Tar a Conte

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Il Tar del Lazio ha inflitto una sonora batosta al premier Giuseppe Conte, già tremebondo in vista del voto di domani sull’approvazione della riforma del Mes. I giudici, infatti, hanno sostanzialmente dichiarato illegittimo il Dpcm del 3 novembre scorso, quello che imponeva l’obbligo di mascherina ai bimbi tra i 6 e gli 11 anni durante tutto l’orario scolastico, anche se seduti al banco e anche se presente il necessario distanziamento.

Il coraggioso cittadino che ha impugnato il decreto è un genitore di un bambino che frequenta le scuole elementari. L’uomo ha riferito ai magistrati che suo figlio avrebbe riscontrato difficoltà di ossigenazione tali da dover applicare un saturimetro che, tuttavia, non avrebbe potuto provare il diritto all’esenzione dalla mascherina.

Gli avvocati del genitore hanno chiesto l’annullamento del Dpcm per illegittimità, affermando che alla base del provvedimento di Conte non c’è, in realtà, una valutazione coerente delle misure rispetto alle esigenze dei minori e del contesto in cui le misure sono state calate.

Secondo l’avvocato del Governo, le mascherine per i minori sarebbero state raccomandate dal comitato tecnico scientifico e la misura avrebbe comunque perso efficacia dal 3 dicembre.

Il Tar, dopo aver ascoltato attentamente entrambe le campane e dopo un’attenta analisi dei documenti, si è pronunciato irrimediabilmente. I giudici hanno di fatto sbugiardato l’Avvocatura di Stato: dopo aver chiesto di depositare i verbali del Cts richiamati dal Dpcm e non depositati, hanno affermato che, sulla base dell’unico verbale depositato, il Comitato non chiedeva assolutamente al governo di disporre l’obbligo di mascherine per i bambini in maniera indistinta su tutto il territorio ma, bensì, di fare delle specifiche valutazioni in ordine al contesto sia epidemiologico che sociale. Mancano quindi, oltre alle valutazioni, l’osservanza dei principi di ragionevolezza proporzionalità. Dulcis in fundo, il Tar dà uno schiaffone direttamente al Presidente del Consiglio: “Le misure finora assunte per fronteggiare l’epidemia da covid 19, di cui la difesa erariale enfatizza la temporaneità, nei fatti risultano avere sostanzialmente perso tale connotazione stante la rinnovazione di gran parte delle stesse con cadenza quindicinale o mensile”. In parole povere, neanche i giudici sembrano credere più alla barzelletta dei Dpcm sfornati a ritmo forsennato in quanto i decreti verrebbero continuamente emanati, mandando a farsi benedire la decantata temporaneità, caratteristica non certo da poco.

Vedremo ora se anche altri Tar seguiranno la

strada tracciata da quello del Lazio. Il pericolo per Conte è che ulteriori e, a questo punto, possibili bocciature da parte dei Tribunali possano “svalutare” i suoi provvedimenti e, di conseguenza, avvalorare le opinioni dei suoi detrattori. Insomma, l’anticostituzionalità (paventata anche da personaggi come Sabino Cassese, non proprio l’ultimo dei cretini in ambito di Costituzione) sembra essere dietro l’angolo,  ne potremmo vedere delle belle.

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