Draghi non avrebbe dovuto rinunciare al suo compenso. Perché?

Così facendo, il premier Mario Draghi, ha creato un pericoloso precedente per la politica del domani.

123
Draghi

Qualche riflessione su una notizia di qualche tempo fa, con la quale si informava della rinuncia di Mario Draghi all’intero compenso annuo (80 mila euro netti) previsto per la carica che ricopre.

È facile cadere nei classici commenti tipici dei nostri amatissimi bar, ma l’argomento merita di essere osservato più nel dettaglio. Il gesto che il nostro premier, forse inconsapevolmente, ha compiuto, dà adito a quella filosofia che sta prendendo piede nelle menti italiane che punta a demonizzare quella fetta di popolazione più abbiente.

Con la rinuncia al suo compenso è passato il messaggio: “chi è ricco dovrebbe lavorare gratis”. Ma così non è. Ci battiamo ogni giorno affinché siano garantiti a giovani e donne compensi equi per il loro lavoro e sarebbe ipocrita chiedere a qualcun altro di rinunciare al proprio solo perché “può permetterselo”.

La scelta del nostro premier ha inoltre fornito un pericoloso precedente per la politica del futuro. Quando passerà il testimone al suo successore non sarà una sorpresa vedere alcuni partiti politici chiedergli di fare la medesima cosa del suo predecessore. Come si può pensare di mettere in difficoltà una persona, magari meno facoltosa dell’attuale presidente, chiedendogli di rinunciare al suo intero stipendio?

Tutto ciò va ad asseverare l’ideale puramente nostrano secondo il quale il politico dovrebbe lavorare gratis, pura utopia. Ci sono almeno tre ragioni per cui secondo me un politico va pagato, e anche bene. In primis, per garantire l’accesso alla politica a tutti, poiché se fosse un lavoro a paga zero diventerebbe riservato a chi ha un solido conto in banca e può permettersi di lavorare gratis. Una seconda ragione è per contrastare, almeno in parte la corruzione. Se un politico, con determinati poteri più o meno forti, viene pagato poco, è più facile che possa cadere nella tentazione della corruzione per “arrotondare lo stipendio”. Infine, le aule della Camera, del Senato e tutti gli ambienti puramente politici, devono attrarre i migliori, i quali non troveranno interesse nella politica se non ben pagati.

Perciò, il nostro premier, ha semplicemente rinunciato al suo compenso, senza fare proclami e il gesto è stato sicuramente di ottimo gusto. Arriva infatti in un momento storico particolare e l’abbiamo scoperto solamente andando a spulciare i documenti obbligatori pubblicati sul sito di Palazzo Chigi. Sulla buona fede del premier e sulla sua azione, nulla da dire, ma avrà certamente delle conseguenze.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui