La prevenzione a tutto campo della Asl viterbese aggredisce il fumo: grandi manovre

E’ guerra al fumo: ci pensano la Asl ed il dottor Cimarello

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È proprio vero: la classe non è acqua. E di questo va dato atto al dottor Giuseppe Cimarello, direttore delle Cure Primarie in Asl, attivissimo, attuale, fondamentale per i fini aziendali. Snocciola trovate a ripetizione, inesauribile, una sorta di magico (la magia alla Asl di Viterbo è pane quotidiano) alchimista di straordinari fuochi d’artificio. In piena pandemia, inalienabile preoccuparsi della sorte dei miseri e negletti mortali: ecco il colpo d’ala, la lettera a protocollo 82206 del 02/12/2020, che coinvolge i Medici di Famiglia, ma soprattutto il condottiero ultratrentennale, una vera Istituzione, di un Servizio troppo accantonato da ultimo: il dottor Augusto Quercia ed il suo SPRESAL.

Tuttavia, misteriosamente, la “mission” – è ormai d’obbligo esprimersi con anglofonie che fanno tanto radical chic – è relativa… al fumo di tabacco. E mica sempre Covid-19, ci sono pure sigarette ed affini. Che ci faccia il Centro Antifumo dentro allo SPRESAL nessuno lo sa. L’insostituibile Dirigente Apicale dr. Giuseppe Cimarello conferma che “L’offerta di counseling individuale per la cessazione dal tabagismo” (da notare l’eleganza del “counseling”), è proprio appannaggio della corte del dr. Augusto Quercia, come se lo stile di vita di un soggetto sia esclusivo del mondo del lavoro.

Avremmo ritenuto più attinente il SERD, è pur sempre una dipendenza, magari un reparto di Pneumologia, invece niente: coinvolgiamo un servizio che dovrebbe occuparsi di prevenzione dei rischi sul luogo di lavoro. Nessun cantiere, nessuna fabbrica, nessuna azienda dedita a colture tipo nocciole o castagne, no. I Medici del Lavoro si occuperanno di “fumo da sigaretta”.

Arrivano per iscritto le istruzioni, le modalità di prenotazione, la tipologia e lo svolgimento della visita. Clamorosamente leggiamo: spirometria e misurazione CO nell’aria espirata. Siamo certi che questi accertamenti non siano ostativi con le misure di prevenzione del SARS-CoV-2? Altro enigma. E ci sarà compatibilità con l’uso delle mascherine? E con la distanza protocollare? In quelle situazioni si soffia come il dio Eolo, quindi?

Il Centro è stato ovviamente chiuso nella prima campagna anti-Covid-19, ebbene, alla ripresa delle prestazioni, se le visite non potevano prevedere l’esecuzione delle spirometrie  – anche ora la musica non è cambiata – come sono state eseguite o formalizzate le stesse in carenza di un esame fondamentale, come quello che misura la percentuale di ossido di carbonio nell’aria espirata? Ed il relativo ticket? Pagato, o meno, per una prestazione dolorosamente incompleta? Tra l’altro, l’utilizzazione del farmaco Champix, che tratta la dipendenza da nicotina, in base alla determina datata 30/08/2019, pubblicata su G.U.N. 215 del 13/09/2019, prevede che sia appositamente dispensato solo su esibizione del  “piano terapeutico” per BPCO diagnosticata con linee GOLD, pertanto con spirometria, oppure per la prevenzione secondaria di patologie cardiovascolari.

Allora, se la spirometria non può sensatamente essere fatta, come viene dispensato il farmaco nel bisogno? Gira, gira, qualcosa non quadra, l’eclettico altissimo Direttore delle Cure Primarie forse non ha previsto qualcosa. Ma non stavamo parlando di prevenzione?

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