Ora la censura tocca anche ad uno dei quotidiani nazionali più letti, l’account Twitter di Libero (al quale va tutta la nostra solidarietà) è stato oscurato. È giunto il momento di fare delle serie riflessioni: restare su Facebook o emigrare verso altri social più “liberi”?

E ora Twitter censura anche Libero: hanno messo al bando il politicamente scorretto

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Twitter, dopo aver bloccato qualche giorno fa l’account del Presidente Usa Donald Trump, ha deciso di limitare anche l’account del quotidiano nazionale Libero, al quale va tutta la nostra solidarietà.

Si può certamente avere un giudizio negativo su Libero e sui suoi contenuti, ma non si può restare in silenzio di fronte ad un simile atto di indegna censura. Il direttore Pietro Senaldi ed il fondatore Vittorio Feltri sono soltanto le ennesime vittime della gestione arbitraria e tirannica delle due piattaforme social, le quali stanno sostanzialmente decidendo chi può e chi, invece, non può esercitare i propri sacrosanti diritti.

Quello che da qualche mese hanno iniziato sia Twitter che Facebook è un autentico assalto alla libertà di stampa, alla libertà di informazione e a quella di espressione. Tutto questo non può essere tollerato in alcun Paese che si definisca civile e democratico.

Anche il nostro giornale, esattamente un mese fa, è stato vittima delle limitazioni “sommarie” imposte da Facebook. Proprio per questo comprendiamo la rabbia e la delusione di tutti i colleghi ed i collaboratori di Libero.

È forse giunta inesorabilmente l’ora di fare alcune, doverose riflessioni. Il nostro principale diritto è quello alla libertà di stampa, il nostro principale dovere quello di informare.

Dato che Facebook, Twitter ed Instagram, i social network della Silicon Valley, non sono più in grado di poterci garantire tale diritto e tale dovere, forse è il caso di migrare verso altre piattaforme più “libere”. Dover ragionare su questa eventuale scelta ci rattrista molto in quanto credevamo che, nell’era in cui tutto è a portata di dito, i social potessero essere democratici. Evidentemente ci sbagliavamo: tutto ciò che viene considerato “politicamente scorretto” è stato messo al bando. E noi, in quanto quotidiano online libero ed indipendente, non possiamo tollerare questo modus operandi.

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