Eccellenze e rischi, successi e freni: liberiamo il termalismo viterbese!

E' Domenica da record, le terme si confermano ancora come principale attrazione della Citta dei Papi. Non è una novità.

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E’ domenica da record, le terme si confermano ancora come la principale attrazione della Città dei Papi. E non è una novità. Il sole splende, è la giornata giusta per prendersi qualche ora di sano relax prima di iniziare la nuova settimana. I numeri, del resto, parlano chiaro: non servono arzigogolate spiegazioni per ribadire come le Terme facciano da volano per l’economia locale (e potrebbero farlo molto di più, se solo ci fosse più attenzione da parte delle amministrazioni locali). Merito della buona imprenditoria che gestisce l’ avamposto numero uno dello sviluppo viterbese.

Viterbo come città termale: è ciò che si auspicano tutti, anche se così non pare. Sembrava cosa scontata ai tempi della Viterbo di una volta, quella medievale, quando Gregorio IX e Bonifacio IX si bagnavano nelle acque di quelle che oggi sono le Terme dei Papi. O quando Niccolò V, in preda alla malattia, trovò beneficio immergendosi nel tepore delle terme della Viterbo che fu. Ma, adesso?

“Per favore, si guardi anche al presente e al futuro prossimo. Non si campa rimirando quello che fu… Mica possiamo mangiare pane e antichità!” Questo l’appello lanciato dal direttore de La Mia Città News Giovanni Masotti nel suo “impertinente” del 27 marzo. Un tesi sposata da uno dei maggiori imprenditori viterbesi, Massimiliano Sensi. “Quello che noi imprenditori termali ci auguriamo, e speriamo, è che i tanti progetti messi in campo possano essere avviati a realizzazione. Sarebbe un beneficio per tutti”. Chi meglio di lui può capire le opportunità  e – ahimè – i pericoli che minacciano l’ auspicabile e invocato sviluppo, su cui spesso sembra incombere lo spettro dell’oblio?

Il dibattito degli ultimi giorni è incentrato sul tanto discusso vincolo posto dalla Soprintendenza su un’ area davvro ampia. A questo proposito, fa sentire la sua voce autorevole lo storico Giovanni Faperdue, ex-presidente dell’associazione “Il Bullicame” e protagonista delle battaglie per la rinascita del termalismo viterbese. “Col vincolo non si può più mettere nemmeno un albero, non si può scavare più profondo di 30 centimetri. Non si potrà fare assolutamente niente! Non partirà il piano del Paliano,  che prevedeva uno stabilimento termale – è la sua amara constatazione – Le uniche risorse di Viterbo – sittolia Faperdue – sono il turismo e il termalismo, se mettiamo i bastoni tra le ruote a quest’ultimo, ecco che dimezziamo le risorse della città.”

Non è certo un’opinione isolata quella dello storico. Anche le associazioni di categoria e i rappresentanti delle imprese hanno ribadito la loro contrarietà al provvedimento. Come dar loro torto? Anche l’ occupazione ha subìto un duro colpo negli ultimi dieci anni. Tra i più duri sul provvedimento c’è Andrea Belli, presidente di Ance Viterbo: “Ci troviamo di fronte a un vero e proprio commissariamento – lamenta – In una delle poche aree di espansione rimaste a Viterbo non si potrà costruire più nulla.”

Ma si puo’ andare avanti cosi’, perdendo per strada investimenti e posti di lavoro? Abbiamo invano girato la domanda all’ assessore Marco De Carolis, che – dopo la recente crisi a Palazzo dei Priori – ha aggiunto alle sue deleghe precedenti (Cultura e Turismo) anche quella “pesante” del Termalismo sottratta a Claudia Nunzi. Non ha voluto parlare, non si pronuncia. Evidentemente e’ profondamente immerso nell’ attento studio del problema e delle sue sfaccettature. Speriamo che – prima o poi – ricavi qualche indicazione utile alla città dalla sua attenta e complessa meditazione… Auguri. A lui… e a noi.

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