Due operatrici del 118 di Roma si raccontano

Ecco cosa significa essere un infermiere o un soccorritore oggi

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“Sai cosa significa avere segni sul volto che vanno via a fatica? Sai cosa vuol dire usare dispositivi per 12 ore consecutive, e avere prurito e fastidio ovunque? Sai cosa si prova nell’indossare tute di protezione per tanto e tanto tempo? Non puoi bere né mangiare, la testa inizia a girare e la saturazione comincia a scendere”

 

Queste sono le parole di un’operatrice del 118 che mettono in luce quanto l’impegno degli infermieri oggi, si sia trasformato in un vero e proprio sforzo.

Lei e la sua collega raccontano la situazione attuale, che purtroppo non sembra assolutamente mostrare segni di miglioramento. Descrivono ospedali nuovamente saturi e operatori sanitari alle prese con turni di lavoro composti di 12 ore. La vestizione e la svestizione sono processi delicati e lunghi che richiedono cura ed attenzione, che si effettuano seguendo fedelmente le linee guida di riferimento.

Ogni gesto all’apparenza piccolo e banale si trasforma in un’operazione tutt’altro che semplice, che non perdona alcun tipo di svista o distrazione.

 

Negli ultimi periodi, durante le 12 ore lavorative, gli operatori si vestono in media 6/7 volte al giorno per occuparsi di pazienti positivi al covid o sospetti.

Dentro le tute, dietro le mascherine, i guanti e gli occhiali ci sono esseri umani, ci sono madri, padri e figli che ogni minuto sono esposti al rischio, che chiedono attenzione a tutta la popolazione, che si dicono sfiniti.

Il loro appello non esclude nessuno. A gran voce invitano a non affollare gli ospedali, lasciar libere le ambulanze per le emergenze, non assembrarsi in strada e nelle case; contenere la circolazione del virus, rafforzare l’assistenza domiciliare e chiamare il 118 solo laddove sia prettamente necessario.

 

Ogni giorno dai 3 ai 7 mezzi si trovano bloccati fuori gli ospedali con i pazienti, positivi o meno, all’interno delle ambulanze, a causa della mancanza di barelle nel pronto soccorso.

A volte capita che lo stop duri anche dalle 12 alle 16 ore.

La situazione non è semplice, i miglioramenti faticano a mostrarsi. Lavorare, nonostante tutta la passione che anima chi ha scelto questo mestiere, sta diventando sempre più faticoso e stressante. Sono esposti ad un pericolo reale e, fisicamente quanto mentalmente, sostenerlo sta diventando sempre più difficile.

“Dobbiamo sfatare tanti miti: non muoiono solo gli anziani e le persone con patologie pregresse, il che sarebbe comunque dovuto bastare per stimolare comportamenti corretti.

Mi è capitato di portare un bambino di 10 mesi positivo al Covid-19 con difficoltà respiratorie” ci racconta l’operatrice del 118, e continua “ non è una bella esperienza lo assicuro, dobbiamo imparare a rispettarci”

Sono persone, persone in prima linea, persone che mettono a rischio la loro vita e quella dei loro familiari, lo fanno per aiutare gli altri.

È necessario in primis ringraziali e soprattutto agire nella quotidianità con un pensiero che costantemente si rivolge a loro, che mai dimentica il loro faticoso e nobile impegno.

 

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