Da quando si è sparsa la notizia della messa in vendita sono scoppiate le polemiche. Ora peró il tempo passa, le soluzioni sono molteplici e lo Stato non puó ignorarle: acquistando la Torre si potrebbe rilanciare il turismo nella Tuscia

Ecco perchè la Torre di Pasolini dovrebbe essere acquistata dallo Stato

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Sembra essere passata un’era geologica dal 1964, anno in cui Pier Paolo Pasolini, impegnato nelle riprese del suo film Il Vangelo di Matteo, si innamorò del castello di Colle Casale, poi ribattezzato in suo onore Torre di Pasolini. Sei anni dopo, nel 1970, solo cinque anni prima della sua morte avvenuta in circostanze misteriose, il poeta decise di acquistarlo divenendone il proprietario.

La Torre è legata indissolubilmente a Pasolini: lì scrisse Petrolio, le Lettere luterane e proprio lì passò il suo ultimo Capodanno in compagnia dei fratelli Taviani e Bertolucci. Nelle ultime settimane, come noto, quello che fu il suo luogo di ritrovo spirituale è in vendita: 800mila euro per chi volesse acquistarlo.

Da quando è stato pubblicato l’annuncio quasi tutti, da sinistra a destra, si sono giustamente indignati: “Un sacrilegio”, ha commentato su tutti Ninetto Diavoli, amico intimo di Pasolini che addirittura lo aiutò negli arredamenti della Torre.

Ma in realtà la Torre versa in uno stato di costante abbandono da molti anni ormai, ed è stata quasi del tutto depredata di tutti gli effetti personali del poeta. Libri, arazzi, quadri ed anche il soffitto di bronzo sono stati rubati da quella che fu l’abitazione di Pasolini. Tutto questo nell’ignavia generale, senza che politici ed associazioni culturali battessero ciglio o muovessero un dito.

Si sa, noi italiani abbiamo sempre bisogno di una spintarella prima di prendere coraggio ed esporci. Ecco quindi che si sparge la notizia della messa in vendita e, magicamente, tutti finalmente aprono gli occhi: la Torre va salvata, in ogni modo possibile. Ma come si è arrivati a questo punto?

Dopo la scomparsa di PPP, l’immobile andò ai suoi eredi, gli ultimi però hanno riscontrato grossi problemi relativi ai costi di gestione, giudicati insostenibili. Ai microfoni di Repubblica la cugina di Pasolini, Graziella Chiarcossi, fa sapere di aver tentato ogni pista pur di salvare l’immobile: “Nel 1999 io e mio marito Vincenzo lo abbiamo restaurato con i soldi della sceneggiatura de La vita è bella. Negli anni abbiamo lavorato con associazioni culturali e lo Chateaubriand che portava i ragazzi a Chia per i campi estivi. Per un periodo ha vissuto lì lo scultore Richard Lippold”. La Chiarcossi fa sapere anche di aver già tentato di sensibilizzare le istituzioni: “Nel mezzo abbiamo tentato di trovare una soluzione con la Regione, ci aveva aiutato Walter Veltroni. Ma le idee sono rimaste tali e da soli non possiamo più sostenere i costi di quella casa. È una struttura poetica, ma poco pratica”. E così, dopo aver provato ogni possibile pista, la Torre è stata messa in vendita.

E proprio in questi giorni sta saltando fuori tutta l’ipocrisia di quei soggetti abilissimi nel riempirsi la bocca di cultura, sapere e via discorrendo: il Pd, nelle persone del ministro Franceschini e del Presidente della Regione Lazio Zingaretti, temporeggiano senza fornire soluzioni plausibili. “Si è avviato un percorso di interlocuzione con il Mibact per un iter condiviso di tutela e valorizzazione della torre di Chia”, ha dichiarato il consigliere regionale Pd Enrico Panunzi. Interlocuzione? Il Pd gode della maggioranza al Governo ed in Regione, addirittura ha un suo uomo al Mibact e, per avviare l’iter, ha bisogno di un’interlocuzione? Un po’ troppo timido stavolta il consigliere Panunzi, sicuramente più deciso in altri momenti, come ad esempio in occasione della nomina del Direttore Generale Asl.

Mah, forse il destino di questa Torre – e del nostro patrimonio culturale in generale – non sta molto a cuore agli esponenti della sinistra, già capaci di lasciar annegare cinema e teatri con l’ultimo Dpcm. Eppure troppo spesso il Pd si è appropriato forzatamente di Pier Paolo Pasolini e non solo, ergendolo a paladino della sua idea politica. Siamo convinti che ora il poeta bolognese sarebbe tutt’altro che felice nel vedere tanti tentennamenti.

Le proposte più corpose e concrete sono arrivate dal sindaco di Soriano, Fabio Menicacci, e dal deputato viterbese di Fratelli d’Italia, Mauro Rotelli. Entrambi hanno chiesto di convertire quella che fu la dimora di Pasolini in un museo.

Ma per quale motivo lo Stato italiano dovrebbe comprare la Torre?

Innanzitutto per non far cadere in mano a qualche privato quello che dovrebbe essere un patrimonio culturale di tutti gli italiani e di coloro i quali vorranno visitarlo, sarebbe un peccato mortale. La seconda ragione è legata invece al turismo: la figura leggendaria di Pasolini ha diversi estimatori anche all’estero e, creando un museo sulla sua persona, la Tuscia non potrebbe che giovarne in termini turistici. L’ultima idea in ordine di tempo è invece decisamente più complessa ma comunque realizzabile: la zona, quella in prossimità delle Cascate di Chia, potrebbe essere rilanciata mediante la creazione di una piccola riserva, con relative guide turistiche, che comprenderebbe ovviamente anche la Torre. L’alternativa, come immaginate, è quella di lasciar sparire per sempre l’edificio.

Insomma, le proposte e le idee ci sono e lo Stato non può far finta di niente. Acquistando l’immobile si potrebbe rilanciare con forza il turismo viterbese, che già rischia di uscire con le ossa rotte – fatte le dovute eccezioni come Civita di Bagnoregio – dalla pandemia. Il tempo però scorre inesorabile, bisogna agire prima che qualche personaggio facoltoso decida di staccare l’assegno quasi milionario per accaparrarsi il castello di Colle Casale.

E’ impensabile che un Paese ricco di storia come il nostro debba lasciar andare per sempre quello che altri Stati avrebbero valorizzato con ogni mezzo a disposizione. Lo Stato italiano deve acquistare la Torre di Pasolini e ridarle, dopo anni di abbandono, la dignità andata perduta.

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