Economia Tuscia, i dati Camera di Commercio confermano: qualche luce e molte ombre

Aziende troppo piccole e agricoltura in calo. Bene il turismo, finalmente realtà economica per la Tuscia. Il calo demografico è invece un'emergenza

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Alla Camera di Commercio di Viterbo si è svolta la 17esima Giornata dell’Economia, con la presentazione del 19° Rapporto sull’ Economia della Tuscia.

 

Una situazione con luci ed ombre, che nel 2018 sul 2017 recupera  fatturato (+4,4%) nel settore della ceramica del distretto di Civita Castellana, ma non riesce a  riportare il settore dell’industria e delle costruzioni ai livelli del 2008, anno di inizio della crisi mondiale.

Nel suo insieme il valore aggiunto della provincia di Viterbo dal 2008 ad oggi è rimasto sostanzialmente invariato a livello nominale, quindi con una perdita reale in considerazione dell’aumento dei prezzi. Da tenere presente, tuttavia, che il dato PIL italiano nello stesso periodo è diminuito del 3%, contro un aumento dell’area euro dell’8% e di quello mondiale del 39%.

Sempre nel periodo dal 2008 ad oggi cala fisiologicamente il valore aggiunto dell’agricoltura e aumentano i servizi, in particolare quelli connessi all’accoglienza, informazione e comunicazione, che compensano le difficoltà del commercio.

Note positive per il turismo, che da potenzialità sta cominciando ad essere una realtà vitale. Nel 2018 gli arrivi aumentano dell’8,7% e le presenze addirittura del 26,5%, in un quadro di crescita delle imprese del settore. I turisti stranieri aumentano più degli italiani: 17% contro 6,6%.

I processi di digitalizzazione delle imprese nella provincia sono insoddisfacenti. Quasi il 60% delle imprese non ha un sito internet, anche se con importanti differenze tra i diversi settori. Più diffuso – da parte delle imprese – l’uso dei social che interessa più del 50%, evidentemente anche non in abbinamento con il sito internet. Tuttavia il 63% degli intervistati, nella ricerca effettuats dall’Università della Tuscia , dichiara che il digitale è fondamentale per la gestione di un’impresa.

Anche i dati sull’occupazione sono a corrente alternata. Se è vero che nel 2018 è in flessione consistente il numero dei disoccupati (- 11,1%), è anche vero che del il numero degli occupati cala dell’ 1,3%. Sono dati preoccupanti, perché evidenziano la presenza di un cospicuo numero di NEET, cioè di coloro che non lavorano, non studiano e non cercano occasioni di lavoro.

Il tessuto produttivo dell’economia provinciale è formato da aziende di piccole dimensioni. In termini di addetti, oltre il 90% è occupato in aziende di piccole dimensioni. Questo sistema frammentato contribuisce alle minori opportunità di lavoro che il sistema produttivo è in grado di offrire e segna uno dei motivi di più grave ritardo dell’economia viterbese rispetto a quella nazionale.

Il dato che meglio sintetizza la nostra situazione è quello che concerne il valore aggiunto suddiviso in base ai diversi settori. Il commercio e servizi pesano per l’80% sul totale, mentre estremamente sottodimensionato è il valore del manifatturiero, con il 9,8% rispetto al 19,4% italiano.

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Il senatore leghista Umberto Fusco

Sulla base di questi dati è stato interessante ascoltare gli interventi conclusivi dei politici presenti: il sen. Umberto Fusco (Lega), il consigliere regionale Enrico Panunzi (Pd) e l’ on. Mauro Rotelli (FdI).

Il primo particolare da evidenziare, a ben vedere, è proprio questo: gli esponenti delle istituzioni regionali e parlamentari non hanno portato un saluto iniziale per poi filarsela in buon ordine. Sono rimasti per tutta la durata del convegno, ascoltando attentamente, e sono intervenuti alla fine con riflessioni che hanno tenuto conto degli spunti emersi nel corso della mattinata.

Il primo, grande, pericolo che non differenzia la Tuscia dalla situazione italiana in generale è il calo demografico e il conseguente invecchiamento della popolazione. “Il rischio da evitare è di trasformare  la Tuscia in un territorio dormitorio”, ha affermato il senatore Fusco, che nella sua analisi è partito da lontano, dalla fine del modello di Viterbo città dei militari, quando il frequente ricambio dei contingenti di stanza portava continue iniezioni di liquidità al PIL del territorio.

Panunzi ha rimarcato come “una società che invecchia non è compatibile con una crescita dell’economia all’altezza della competizione internazionale”. Infatti l’Europa, che invecchia più di altri continenti, è anche l’area dove l’economia cresce di meno. Il calo demografico è stato sottovalutato e sotto i nostri occhi ci sono interi comuni che rischiano di sparire per invecchiamento.

Mi permetto di osservare che sul punto molto ci sarebbe da dire e da recriminare. Perché le politiche demografiche e per la famiglia in Italia sono state latitanti. A livello fiscale, ad esempio, si è spesso parlato di quoziente familiare, come in Francia, ma alla fine non se n’è mai fatto nulla. Tuttavia una consapevolezza del problema, sia pur tardiva, è sempre benvenuta.

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Mauro Rotelli, Fratelli d’Italia

Un altro tema unificante è stato quello delle infrastrutture e della mobilità, essenziale anche per lo sviluppo turistico del territorio. Dalla trasversale Orte-Civitavecchia, che deve essere ancora completata, alla fermata del Frecciarossa a Roma.  Rotelli è stato chiaro: “Voi operatori economici su questi temi ci dovete pressare quotidianamente. E noi politici, espressione del territorio, dobbiamo trovare compattezza e unità d’intenti quando si tratta dell’interesse della Tuscia”.

Sul sistema delle ferrovie regionali, strani ircocervi metà linee interurbane e metà metropolitane urbane, sono state fatte molte promesse, dal raddoppio della FL3 Roma–Capranica–Viterbo, alla velocizzazione della Viterbo–Orte, agli interventi di messa in sicurezza della Roma Nord, nell’occhio del ciclone proprio in questi giorni, con finanziamenti già garantiti per 370 milioni.

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Enrico Panunzi, PD

Sulla Roma Nord, in verità, c’era da aspettarsi qualche chiarimento in più. In particolare perché si sia giunti all’emergenza senza che nulla sia stato fatto prima. Ma Panunzi ha dribblato elegantemente, confermando che entro breve verrà revocata la concessione della gestione attualmente in capo ad ATAC. Incrociamo le dita: lo “scaricabarile” è sempre una pratica alquanto sodpetta.

Non è mancato, infine, un riferimento alla politica estera, complice la visita di Putin a Roma. Sia per Fusco che per Rotelli, la Russia deve tornare ad essere un partner di primo livello per le esportazioni della Tuscia.  Il sistema dei dazi europei va totalmente rivisto e la Russia deve essere pienamente recuperata nel circuito delle eccellenze della nostra economia.  Il tempo di andare a rimorchio della Germania, anche per la Tuscia, deve finire.

Maurizio Biagiarelli

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