Effetti Covid: nella Tuscia quasi il 30% delle aziende è a rischio chiusura

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Coronavirus e aziende: è preoccupante il quadro fornito da Federlazio nell’ultimo report sulle conseguenze del Covid-19 sul sistema delle PMI regionali, realizzato su un campione di 450 imprese associate, di cui 50 della Tuscia.

Le cifre sono perentorie: nel primo semestre del 2020, il 77,3% delle piccole e medie imprese della provincia di Viterbo ha subito un netto calo dei livelli produttivi, degli ordinativi e del fatturato.

Massiccio il ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, pari all’ l’89% delle aziende che giudicano “inadeguati” i tempi di erogazione dei trattamenti economici per un 66,7%.

Nel primo semestre 2020, anche la produzione è calata in quasi otto aziende su dieci (77,6%).

Per il 18,2% delle aziende il calo dei livelli produttivi ha superato il 50%; accanto ad un 18,3% secondo cui si è attestato tra il 30% ed il 50%.

E’ del 36,3% il novero di coloro che hanno subito perdite comprese tra il10% ed il 30%.

Mentre per il 4,5% la contrazione è risultata contenuta entro il 10%.

In controtendenza il 18,2 delle risposte, che mettono in evidenza situazioni di stabilità ed il 4,2% che ha registrato invece una crescita.

La perdita della velocità dell’attività produttiva è imputabile alla brusca frenata degli ordinativi, sia interni che esteri,

Per il 18,2% del campione intervistato la contrazione della domanda è stata di oltre il 50%.

Dato che risulta del 13,6% per le aziende con un calo degli ordini tra il 30% ed il 50% e sale al 36,4% per coloro che hanno evidenziato perdite comprese tra il 10% ed il 30%.

Nessuna variazione del portafoglio ordini, invece, per il 13,6% di intervistati.

Da rilevare, un 4,5% che ha registrato una crescita tra il 10% ed il 30%; ed un altro 4,5% con aumenti tra il 30% ed il 50%.

Dinamica negativa anche per i livelli di fatturato nel primo semestre di quest’anno.

Tra le piccole e medie imprese con problemi di riduzione, si evidenziano il 14% con perdite oltre il 50%; accanto ad un 25% con una contrazione compresa tra il 30% ed il 50% ed un 32,1% di risposte con risultati negativi tra il 10% ed il 30%.

Il 14,3% degli intervistati ha dichiarato di non avere subito variazioni ed un 3,6% evidenzia una crescita tra il 30% ed il 50%.

Per quanto riguarda le misure organizzative e logistiche adottate per limitare i danni ed assicurare le attività aziendali, è emerso che solo il 10,7% ha introdotto soluzioni di smart working; il 17,9% è ricorso ad una combinazione di lavoro a distanza, ferie e permessi retribuiti; mentre il 42,9% degli intervistati ha mantenuto gli stessi livelli di presenza in azienda, rafforzando i dispositivi di sicurezza e protezione per i propri addetti.

I risultati dell’indagine della Federlazio che la totalità delle piccole e medie imprese della Tuscia ha adottato una serie di iniziative specifiche per mettere in sicurezza l’attività aziendale: dotazione di dispositivi di protezione individuale (100%); sanificazione degli ambienti (89,7%); organizzazione degli spazi per garantire il distanziamento sociale (69%).

Quanto ai costi sostenuti per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, il 36,7% delle imprese ha dichiarato che questi hanno inciso tra il 5% ed il 10% delle spese correnti; per il 17,9% l’incidenza è risultata compresa tra il 2% e il 10%; per il 39,3% degli intervistati è stata inferiore al 2%:

Di fronte a questo scenario grigio, per certi versi nero, in cui si vede immerso il mondo delle piccole e medie imprese, quali sono le aspettative future?

Il 50% degli intervistati prevede ancora una riduzione della produzione; il 47,7% delle imprese stima un calo degli ordinativi e il 55,1% una perdita di fatturato.

Sul futuro della propria azienda, per il 27.6% delle risposte è molto concreto il rischio di sospendere o addirittura cessare l’attività; mentre per 13,8% ci sarà una contrazione lavorativa significativa che comporterà conseguenze inevitabili sull’occupazione.

Il 44,8%, infine, propende per una visione meno pessimistica, per cui ci saranno ancora mesi di sofferenza, ma poi si riuscirà a mantenere la stessa capacità produttiva e lo stesso numero di addetti.

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