Scoppia la polemica nell'ateneo viterbese: persone interne all'università denunciano violazioni al regolamento da parte di alcuni candidati

Elezioni all’Unitus: “Cosa accade quando le regole non valgono per tutti?”

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Giugno, tempo d’elezioni all’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo: nelle giornate del 17 e 18 si vota per il rinnovo dei rappresentanti dei diversi organi interni all’ateneo. La votazione – così come la campagna elettorale che la precede – sono ovviamente legate a regole ben definite dal Regolamento di ateneo.

Nei giorni scorsi un giornale locale si è occupato di seguire la vicenda di due ragazze, facenti parte di una delle liste in corsa per le imminenti elezioni. Le due studentesse – da quanto riportato negli articoli – avrebbero organizzato una raccolta firme per sostenere la propria candidatura con dei gazebo allestiti in diversi dipartimenti dell’ateneo, salvo poi ricevere la visita del responsabile della sicurezza, il dott. Augusto Sassara, che chiedeva ai presenti di andarsene. Immediata la reazione di una di loro, con la chiamata alla digos che, giunta sul luogo, si è occupata di mettere accordo tra le due parti.

La studentessa, in seguito a quanto accaduto, ha sottolineato come il fatto di allestire un banchetto negli spazi dell’università rientrasse perfettamente tra i diritti degli studenti, ribadendo la ferma volontà di non abbandonare l’iniziativa.

La vicenda – com’è ovvio – non è passata in sordina all’interno dei vari dipartimenti Unitus. In particolare, secondo fonti interne all’università e ben informate sui fatti, le ragazze, così facendo, avrebbero violato una delle norme fondamentali del Regolamento d’ateneo. Nel documento – consultabile all’indirizzo https://www.unitus.it/public/platforms/1/cke_contents/65/R.G.A.%20modifica%202020.pdfall’articolo 34, comma 2, si legge infatti quanto segue: “La propaganda elettorale inizia il quattordicesimo giorno precedente a quello fissato per le votazioni e cessa alle ore 13,00 del giorno precedente le votazioni stesse” e al comma 3 che “L’inosservanza delle regole di svolgimento della propaganda elettorale, da parte di candidati e  di rappresentanti di lista, può essere valutata, nel rispetto della normativa vigente in materia, come responsabilità disciplinare”.

Ora, attraverso un semplice calcolo, si può stabilire che la propaganda elettorale non potesse in alcun modo cominciare prima del prossimo 3 giugno, in base a quanto riportato nelle norme d’ateneo. Ciò che hanno sottolineato le fonti che abbiamo ascoltato è che – sebbene l’intento dichiarato fosse quello di raccogliere firme – in realtà la volontà di fare campagna elettorale in anticipo rispetto ai tempi stabiliti c’era, eccome. Nelle immagini scattate dal giornalista autore degli articoli a cui si è fatto riferimento prima, infatti, compaiono dei volantini sui gazebo in cui si invita a “votare” per la lista in questione. E, a dirla tutta – ci spiegano ancora – l’ateneo nel Vademecum per le elezioni 2021 (http://www.unitus.it/public/platforms/1/cke_contents/20/VADEMECUM.pdf) ha anche indicato di preferire la raccolta di firme online a causa dell’emergenza sanitaria: “Considerato il  particolare periodo dovuto alla pandemia, –  si legge nel testo – questa Amministrazione intende preferire l’utilizzo della  posta elettronica istituzionale e le altre modalità telematiche per lo svolgimento della propaganda  elettorale. L’inosservanza delle regole di svolgimento della propaganda elettorale, da parte di  candidati e di rappresentanti di lista, può essere valutata, nel rispetto della normativa vigente in materia, come responsabilità disciplinare”.

Oltre a ciò, la campagna elettorale si sarebbe sviluppata anche attraverso l’affissione di locandine “in luoghi non consentiti (come le bacheche dei professori) e sui social, anche tramite la pubblicizzazione massiva di eventi non in linea con l’idea di contenimento dell’emergenza”.

In più, “Alcune delle persone presenti non avevano l’autocertificazione necessaria per entrare all’interno degli spazi dell’università, in piena violazione norme anti-Covid disposte dall’ateneo, così come non c’era l’autorizzazione per montare i banchetti”. “Nell’oggetto della mail (che figura tra gli scatti del giornale che ha seguito la storia, ndr) inviata dalla rappresentante della lista in questione al Rettore, Direttori di Dipartimento e all’ufficio digos della Questura di Viterbo, si dice espressamente ‘preavviso banchetti per la campagna elettorale’, a conferma della violazione della norma del Regolamento d’ateneo e senza aver ottenuto, di fatto, alcuna autorizzazione: come a voler dire, noi lo faremo comunque, poi vedetevela voi”. E così è stato. “È possibile che determinate persone vogliano andare a rappresentare un’istituzione senza rispettarne le regole e l’immagine stessa?”, si chiedono alcuni studenti.

In attesa di capire quali nuovi sviluppi prenderà la vicenda, le domande che le persone ascoltate si sentono di rivolgere sono le seguenti: “Possibile che l’Università non possa prevedere sanzioni per atti così gravi?” e, soprattutto, “può dirsi ‘democratico’ chi infrange le regole che gli altri rispettano, andando contro l’idea dei pari diritti e di una legge che sia davvero uguale per tutti?”.

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