Elezioni Consorzio Etruria, alto il livello di astensione. Un segnale di protesta?

Solo 665 agricoltori si sono recati a votare sugli oltre 14mila aventi diritto, il 4,53%

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Era già tutto previsto. Scontato l’esito delle votazioni per eleggere il consiglio di amministrazione del Consorzio Etruria meridionale e Sabina, nato dalla fusione – voluta dalla Regione Lazio – tra il Val di Paglia e quello reatino.

Tredici i consiglieri eletti: 7 per Coldiretti e 6 per Agricoltori riuniti, lista che ha visto schierati Cia, Unione agricoltori e Piero Camilli, già presidente del Val di Paglia.

Un risultato scontato perché la lista Agricoltori riuniti ha potuto competere solo nella fascia 3.

Nelle altre fasce – la 1, la 2 e la 4 – l’unica lista presente era La bonifica, espressione di Coldiretti.

Una situazione anomala frutto di un percorso travagliato caratterizzato, nei mesi scorsi, da ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato proprio per l’esclusione della lista Agricoltori riuniti dalle altre fasce elettorali.

Il dato più rilevante, emerso dalla competizione di domenica, è l’alto tasso di astensione, il 4,53%. Tradotto: su 14683 elettori hanno votato soltanto in 665.

Due le possibili motivazioni: gli agricoltori hanno voluto trasmettere un messaggio di protesta, o quantomeno di disaccordo, oppure il fatto che in tre delle quattro fasce fosse presente un’unica lista ha fatto ritenere superfluo recarsi ai seggi.

Entrando comunque nel dettaglio: nella prima fascia su 11500 si sono presentati in 281, di questi in nove hanno annullato la scheda; nella fascia due 1506 gli aventi diritto ma hanno votato in 161, annullando ben 21 schede con scritte poco edificanti; nella fascia quattro 32 le persone recatesi alle urne sulle 1355 attese.

Diverso il discorso per quanto riguarda la fascia tre. Il maggior equilibrio dovuto alla presenza di due liste ha probabilmente favorito l’affluenza: sui 322 elettori previsti hanno votato in 191, premiando Agricoltori riuniti con 119 preferenze contro le 66 de La bonifica.

Una vittoria morale per Camilli & Co. che, pur concorrendo in una sola delle quattro fasce, si sono aggiudicati 6 consiglieri.

Un 7 a 6 che raffigura il classico caso dell'”anatra zoppa” in cui amministrare diventa complicato, con il rischio per il CdA di impantanarsi su ogni decisione.

 

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