Emergenza cinghiali, Pacifici (Coldiretti): “Fenomeno allarmante, problema da risolvere alla fonte”

Secondo il presidente provinciale di Coldiretti il primo passo da fare è riequilibrare l'ecosistema naturale

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Il presidente provinciale di Coldiretti Mauro Pacifici

La presenza di cinghiali nel Viterbese ha ormai raggiunto livelli allarmanti. La scorsa settimana la Coldiretti e i rappresentanti delle istituzioni sono scesi in piazza, a Montecitorio, per protestare contro l’emergenza della fauna selvatica, un problema non più procrastinabile, che necessita di risposte e interventi immediati.

Risale proprio a questa notte la notizia di un incidente avvenuto sulla strada Cimina, tra Viterbo e Caprarola, quando un’auto si è scontrata con un cinghiale, per poi uscire di strada e schiantarsi contro un albero. Nella notte tra l’11 e il 12 novembre, invece, il senatore Francesco Battistoni aveva segnalato la presenza di un gruppo di cinghiali in via Genova, a Viterbo.

Ma quali sono le misure reali che i Comuni del Viterbese potrebbero adottare per difendersi dal problema – ormai dilagante – della fauna selvatica?

Il presidente provinciale di Coldiretti Mauro Pacifici ci aiuta a fare chiarezza.

Presidente, può spiegarci come siamo arrivati a questa situazione di emergenza?

“Fino a 25, 30 anni fa avvistare un cinghiale nelle nostre zone poteva considerarsi un avvenimento ‘anomalo’, che sicuramente destava molta curiosità perché le persone non ci erano abituate. Oggi purtroppo sappiamo che non è più così, dato che il fenomeno sta assumendo dimensioni allarmanti. Storicamente, sappiamo che i primi esemplari di cinghiali che comparvero nel Viterbese erano specie molto diverse da quelle di oggi, che poi si sono ‘mescolati’ con altri esemplari, dando via a una prolificazione senza eguali. Non si tratta più di casi isolati, ma di una vera e propria ‘piaga’ per gli agricoltori, a cui occorre dare una soluzione tempestiva”.

Quali misure si potrebbero adottare per far fronte al problema dei cinghiali? Si è parlato, ad esempio, delle recinzioni elettrificate. Secondo lei rappresentano una valida soluzione?

“Mah, credo che ‘chiudersi’ all’interno delle città non sia un modo adeguato per risolvere l’emergenza. Il fatto è un altro: è necessario ripristinare l’equilibrio dell’ecosistema che ci circonda e nel quale siamo immersi. Se un cinghiale si nutre di altri tipi di fauna, ai quali può avvicinarsi facilmente, si viene a creare un grave disequilibrio in natura. E il modo per risolvere il problema parte dal ripristino dell’ordine iniziale. Il cinghiale, come gli altri animali, ha diritto di essere salvaguardato. Ma ciò vale anche per le altre specie, che non possono vedersi private del sostentamento di cui hanno bisogno”.

Sappiamo che la Regione Lazio, sei mesi fa, aveva promesso di investire 100mila euro per contribuire a risolvere l’emergenza della fauna selvatica. Ad oggi, però, non è stato fatto ancora nulla. Cosa può dirci in proposito?

“Certamente gli agricoltori si imporranno per capire più a fondo la vicenda. Ben vengano gli investimenti dalla Regione, infatti. Ma il problema va risolto alla fonte. Non si può mettere acqua in un ‘tubo’ forato, perché è del tutto inutile, si spreca solo acqua. E così vale per il problema dei cinghiali. Tutti gli attori coinvolti nella vicenda – politici, agricoltori, cacciatori – sono chiamati a fare la propria parte. Ora è il momento di agire, non si può più aspettare. La salute e la sicurezza dei cittadini vanno messe prima di tutto”.

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