Emergenza termale a Viterbo: ecco il piano di salvaguardia delle risorse

Un invito all’amministrazione a imparare a sfruttare al meglio le incredibili risorse termali di cui dispone Viterbo, ricordando – però – che queste non sono infinite.

258
vincenzo piscopo
Il professor Vincenzo Piscopo

Un piano di monitoraggio del sistema idrotermale viterbese per la salvaguardia delle risorse. Questo il risultato dello studio dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, presentato questa mattina dal professor Vincenzo Piscopo del dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche.

Lo studio è stato commissionato all’Università dalla Regione Lazio e Piscopo ha portato avanti due lavori, uno nel 2012 e l’ultimo nel 2016. In ambito di termalismo, secondo il professore sono due gli obiettivi fondamentali: capire le potenzialità globali del sistema idrotermale intorno a Viterbo e monitorarlo per garantirne la salvaguardia. In altre parole, un invito all’amministrazione a imparare a sfruttare al meglio le incredibili risorse termali di cui dispone Viterbo, ricordando – però – che queste non sono infinite.

Piscopo ha spiegato che con l’espressione “acque termali” si intendono quelle che superano la temperatura media annua dell’aria, che a Viterbo è di 17 gradi. “Si va da acque a 30 gradi, che chiamiamo ‘ipotermali’, fino a 60 – ha detto il professore – poi ci sono quelle più fredde, con temperatura compresa tra i 15 e i 20”.

Dopo aver analizzato le risorse idrotermali del viterbese – dalla parte sud con San Sisto fino al Bagnaccio, nella zona nord – il professore ha calcolato che 70 litri al secondo è la portata massima che può essere emunta in un anno, senza danneggiare le risorse idrotermali. Quindi, come regolare l’utilizzo di acqua termale? Piscopo ha invitato l’amministrazione comunale a valutare la “sostenibilità” degli interventi dell’uomo.

Per questo, martedì prossimo il professor Piscopo accompagnerà l’assessore al Termalismo Enrico Maria Contardo a un sopralluogo alle ex Terme Inps, alla presenza dei rappresentanti dell’Arpa. Si dovrà procedere quanto prima al ripristino del Pozzo Gigliola per l’approvvigionamento dell’ex impianto termale delle Inps, ormai da anni in disuso. Poi si potrà pensare alla subconcessione.

Tra qualche giorno verrà anche stabilita l’assegnazione dell’acqua del pozzo Sant’Albino, prima della chiusura del San Valentino che permetterà di ripristinare il flusso del Bullicame, “a secco” dal lontano 2014.
Secondo Piscopo, si dovrà procedere all’operazione con estrema cura. “Il Sant’Albinio va perforato con molta attenzione – avverte – e ci auguriamo che la chiusura del San Valentino faccia tornare l’acqua al Bullicame. Un margine di rischio c’è sempre – soprattutto dopo cinque anni di inattività – ma il tentativo va fatto”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui