“Era la notte tra il 16 e il 17 aprile 1581…”

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Era la notte tra il 16 e il 17 aprile 1581…..

Alle pendici del colle del Quirinale viene braccato dagli Sforza e assassinato dagli Orsini Messer Francesco Peretti, nipote di Papa Sisto V, al secolo Felice Montalto, e primo marito della bellissima nobildonna Vittoria Accoramboni, nata a Gubbio da Claudio e Tarquinia Albertoni. Al tempo dello sponsale la donzella è appena sedicenne e porta in dote 5000 scudi. Vita di Corte, balli, pizzi e trine velano i suoi rapporti carnali con quello che, subito dopo l’assassinio di Francesco, in gran segreto, diventa suo secondo sposo, Paolo Giordano Orsini Duca di Bracciano.

La fama del Duca è nota in terra di Toscana e nel Patrimonio di San Pietro, per sua mano muore la prima sposa Isabella De’ Medici (accusata ingiustamente d’adulterio) e quasi certamente è lui l’assassino del rivale in amore.
Quella fatidica notte, Francesco, in pieno sonno, riceve la lettera accorata del cognato, lettera fasulla, nella quale lo prega di raggiungerlo al più presto, Vittoria, al corrente della trappola ordita, sembra avere un minimo ripensamento ma Francesco, che è troppo legato ad Accoramboni, si lascia convincere ad abbandonare il talamo e a raggiungere le vicinanze del Quirinale, la dichiarata fedeltà alla famiglia della consorte lo porta alla tomba.

Vittoria, bellissima, facoltosa, con le idee chiare, “per non amarla bisogna non vederla”, da tempo brava amante, ora vedova allegra, vuole far uscire allo scoperto la sua unione ma il Papa Gregorio XIII, giudicando come iniqua questa decisione, ne ordina l’arresto, prima la fa accompagnare prima in Santa Cecilia e poi all’interno di Castel Sant’Angelo.
Nei primi giorni del 1582 riceve la notifica di aver salva la vita a patto di rimanere in esilio a Gubbio, lontana da cerimonie, pettegolezzi e lenzuola calde spiegazzate.

Vittoria e Paolo Giordano diventano ufficialmente moglie e marito alla morte di papa Gregorio, però, l’ira del suo successore Sisto V non si fa attendere, il matrimonio viene subito annullato e per la coppia cominciano le persecuzioni. Scappano da Roma, la famiglia vive in un palazzo di Piazza Rusticucci vicino San Pietro, si rifugiano a Bracciano, da lì a Loreto, a Pesaro, Venezia, Padova e Salò che diventa l’ultima residenza del pessimo Orsini, uno dei tanti della genealogia bramosa di potere, terra e denaro.

A Bracciano già i primi mesi scorrono tra aggressioni sventate, battaglie nei boschi del circondario, prove di avvelenamenti, liti furibonde tra la Dama e il figlio nato dal primo matrimonio dell’Orsini. Le due famiglie accendono la loro rivalità nell’ombra e senza l’orgoglio del coraggio.
Forse da questa storia scaturisce la leggenda del Castello di Bracciano come luogo d’infelicità e portatore di sventure, si sa che all’epoca, tra inimicizie, vino e fame si montano aneddoti ovviamente non veri.
Paolo Giordano alla fine cade, viene probabilmente avvelenato da Francesco De’ Medici, Vittoria torna a Padova ma anche lei, nel suo letto non a caso, trova la morte per mano dei sicari di Ludovico Orsini, vendette tremende vendette.

Il grande ingegno, la furbizia e la bellezza non aiutano la nobildonna nel mestiere della vita, il periodo più scuro, si dice, sia colmo dei suoi pezzi di lirica ma al momento non ne abbiamo traccia, a meno di uno pseudonimo come firma.

Le vicende fosche e turbolente che si srotolano in questi due anni e che coinvolgono gli Orsini, gli Sforza, gli Accoramboni, due Papi, ispirano diversi autori, Webster nel 1612 scrive “The White Devil “ e nel 1833 dalla penna di Henri Beyle, in arte Stendhal, grande frequentatore della nostra terra, ne esce un bellissimo racconto “ Victoria Accoramboni Duquesa de Bracciano”, un’interessante lettura per gli ultimi giorni di quarantena.

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