Il 28enne della Tuscia Luigi Bussotti ci ha raccontato il suo secondo disco

Esce oggi “Flare Up”: il secondo disco di Adult Matters per Coypu Records

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Luigi Bussotti, in arte Adult Matters, viterbese, 28enne studente dell’Unitus, è l’autore del disco in uscita nella giornata di oggi, Flare Up, di cui ci aveva già omaggiato con un brano in anteprima, My Body.

  1. Benvenuto a questo incontro Luigi e grazie per averci concesso di farti qualche domanda. Presentati pure: dicci chi sei, da quanto fai musica e qual è la motivazione principale che ti spinge a farla.
    Ciao! Grazie a voi! Io sono Luigi e quando suono e faccio cose mi faccio chiamare Adult Matters. La musica ha sempre fatto parte della mia vita ed è sempre stata una presenza costante, una certezza. Direi che dal 2014 circa, ho iniziato a scrivere seriamente canzoni, a suonarle in giro. Da piccolo, a nove, dieci anni, scrivevo dei diari che poi diventavano canzoni, avevano solo melodie vocali.
    Più avanti ho iniziato a suonare la chitarra, e pian piano ho scoperto l’indie rock americano, le chitarre elettriche, le band, le etichette indipendenti, un modo di fare musica così libero, potente.
    Tutto questo mi dava un forte senso di libertà, ribellione. Dalla mia camera io avevo la mia visione, il mio piccolo mondo, avevo già deciso che avrei voluto essere libero come loro, come le band che amavo e che mi tenevo compagnia. La motivazione che mi spinge a suonare è proprio questo senso di libertà, attraverso la musica riesco ad esternare in maniera diretta le mie emozioni (negative, positive). Nella vita reale mi rimane ancora difficile, faccio fatica ad esternare le emozioni e a riconoscerle. Nella musica ogni dubbio, scompare. Per me è una magia, è incredibile, no?
  2. È possibile che la tua musica e i tuoi testi abbiano risentito in qualche modo della situazione attuale?
    No, tutte le canzoni di questo disco sono state scritte tra il 2017 e il 2018, vivevo un periodo molto particolare della mia vita. Sono stati degli anni cruciali per me, è come se durante quel periodo, io avessi cambiato pelle. Mi sento più consapevole rispetto a prima, è cambiato anche il mio modo di fare musica, sono cambiato io. Sto diventando adulto, quando ho scritto il primo disco “Endings”, avevo 22 anni, questo l’ho scritto a 26 anni, esce ora che ne ho 28, è tutto diverso. Vorrei crescere ancora, imparare molte più cose, osservare il lavoro degli altri e capire come migliorare, come essere ancora più sincero.
  3. Quali sono state le tue esperienze principali come musica dal vivo? Pensi di organizzare nuovamente qualcosa appena l’emergenza ce lo concederà? Ti manca il palcoscenico?
    Come ti dicevo prima, suono in giro dal 2014. Prima con la mia prima band “Postcard From Young Anne”, una band indie pop con la quale ho suonato per qualche anno e che mi ha portato a vivere delle esperienze molto belle. Poi ho continuato da solo, ho fatto vari concerti per promuovere “Endings”, il mio primo album. Spero di tornare a suonare appena si placherà tutto quello che stiamo vivendo, è importante che tutto si risolva il prima possibile e stare al sicuro. Io non vedo l’ora di suonare dal vivo questo disco nuovo, stiamo preparando i live full band con i miei amici Auden. Farò sicuramente anche dei concerti in solo acustico.
  4. Sono rimasto particolarmente colpito dal video di My Body. Dove è stato girato? Perché la scelta di questo luogo?
    Il video è stato girato da Francesco Corti, e lo abbiamo fatto tutto in un giorno in  alcuni luoghi magici e bellissimi della Tuscia, la terra in cui sono nato.  La scelta di alcuni luoghi è casuale, mi sono fatto guidare da Francesco, mentre i luoghi delle ultime scene e quelle iniziali non sono casuali, quelli sono i campi che vedevo dal finestrino della macchina dei miei genitori da piccolo quando tornavamo dalle passeggiate al mare. Il sole era così arancione, che i campi mi sembravano prendere fuoco.
  5. È chiaro che nel testo sia presente una sorta di messaggio politico/sociale. Saresti in grado di esplicitarlo senza ricorrere a metafore? Cosa intendi dire?
    Direi che non c’è un messaggio politico e sociale intenzionale.
    Mi spiego: io in questo disco, in questo album, nel video ho cercato di far trasparire una mia crescita umana. Crescere è qualcosa che appartiene ad ogni essere umano. Mi piacciono i fiori, mi piace la natura, mi piacciono i vestiti, gli occhiali da sole vintage, sto imparando a volermi bene, sto imparando ad accettare tutto di me. Io odio avere un corpo, vorrei essere una nuvola, un albero, un fiore però devo accettare che ho un corpo e devo amarlo, e sto imparando ad accettare che il mio corpo possa sfuggire al mio controllo, e va bene così, non me ne frega niente. Quello col cibo è un rapporto ancora difficile, io vivo il cibo come vivo i sentimenti. Sono un essere umano estremo. Voglio amare, essere amato. Voglio abbracciare tutto. Mi sono aperto completamente alla vita, e aprirsi alla vita significa accettare tutto quello che ci capita, accettare di essere vulnerabili. Non ho paura di mostrare la mia vulnerabilità. In questo disco prende fuoco tutto, in questo disco non ci sono mediazioni. Ci sono canzoni che sono dei messaggi reali che ho mandato a persone reali. Ci sono canzoni che ho scritto per persone che hanno davvero fatto parte della mia vita.
  6. Sei anche studente universitario nell’ambito delle lettere e quindi delle scienze sociali. Ti rivedi in qualche artista, filosofo, scrittore in particolare? C’è qualche movimento o filosofia che ti affascina più di altri?
    Sì, sono laureato in Scienze Umanistiche e attualmente sto frequentando la magistrale in Filologia Moderna. Guarda, sarò molto onesto: no, non ci sono autori in cui mi rivedo. Ci sono tantissime autrici che amo, ovviamente. Soprattutto poetesse. La poesia mi ha sempre affascinato molto.
    Ma i miei miti sono tutte musiciste e musicisti. Mi vengono in mente le Sleater-kinney, Waxahatchee, le Ps. Eliot, Elliott Smith, i Pavemet: loro mi hanno ispirato, io devo tutto a loro.
  7. I nostri lettori sono per la maggior parte privi di un grande bagaglio di conoscenze in merito di musica. Come si chiama il tuo genere? Perché lo hai scelto? Cosa ha di più, nella tua visione, rispetto agli altri?
    Direi che il genere che faccio è indie rock con influenze folk e pop. Non c’è nessuna ricerca specifica, per ora. Quello che scrivo e registro, è quello che so fare con la musica.
  8. Generi particolari come questo hanno grossa difficoltà a emergere, e a essere capiti. Il più delle volte, anzi, sono destinati a rimanere nell’ombra per il grande pubblico. Cosa ne pensi?
    Dipende. Secondo me è tutta una questione di prospettiva. Non ti nascondo che il mio più grande sogno è quello di registrare dischi, scrivere canzoni e fare concerti 100 giorni all’anno. Mi piacerebbe lavorare con la musica perché come vi dicevo prima, è la cosa che più amo fare. Ma vorrei farlo, rimanendo fedele a me stesso.
  9. Una battuta sul tuo secondo disco, Flare Up, in uscita oggi?
    E’ un disco che amo tantissimo, è la cosa più bella che io abbia mai fatto nella musica. E’ un disco in cui hanno suonato tanti amici, ho cercato di coinvolgere tutte persone con le quali ho un rapporto umano. Infatti “Flare Up”, non è solo il mio disco, ma è il disco di tutte le persone che mi hanno aiutato a realizzarlo, che mi hanno sostenuto.


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    Comunicato stampa

    Flare Up è il nuovo album dell’artista viterbese Adult Matters, un disco di rottura con il passato, la narrazione di un percorso personale guidato da un un forte senso di libertà prima inesplorato, in cui sentimenti prima sopiti e tenuti a bada per anni prendono fuoco ed esplodono, sbocciando bellissimi ed improvvisi, come fuochi d’artificio.

    Un album denso di persone reali e relazioni vissute che contiene una lotta contro paure profondamente radicate, tensioni che impedivano di comunicare in maniera diretta e consapevole. Dal primo album Endings (paradossalmente l’inizio di tutto) ci sono stati profondi cambiamenti nella vita personale dell’autore soprattutto a livello personale e Flare Up è la cronaca di questa crescita. Perfino il precedente pseudonimo All My Teenage Feelings è stato modificato in Adult Matters con un sinbolico passaggio dai “sentimenti adolescenziali” agli “argomenti adulti”.

    Le influenze si dividono fra il folk americano anni ‘70, più a livello estetico e di immaginario, e l’indie rock anni ‘90, alternando ballate struggenti a pezzi più sghembi (il weird folk dei Neutral Milk Hotel in Sun in My Eyes). Un disco dalla produzione lunga (alcuni brani hanno più di 3 anni) che in fase di arrangiamento ha assunto una dimensione corale portando chitarre elettriche, batterie e trombe ad arricchire il suono complessivo. Un’impostazione che potrebbe essere mantenuta anche live in futuro con gli Auden come backing band, una band già fondamentale per la realizzazione di questo disco. Il disco è prodotto da Coypu Records che ne ha stampato una tiratura limitata in CD e Tape.

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