Estorsione, carabiniere alla sbarra

Per l’accusa ha chiesto dei soldi per coprire degli assegni. I dubbi della difesa: “Troppe cose da chiarire”. La prossima udienza fissata a febbraio 2020: saranno sentiti gli altri testi della procura

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Carabinieri cappello

Carabiniere imputato per concussione, accusato da una presunta vittima di usura in un altro processo. Il maresciallo Santo Antonio Catanzariti, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Vejano, si sarebbe fatto dare 900 euro da un uomo, cui aveva prestato dei soldi per coprire degli assegni. Mezzi di pagamento che circolavano e che il concusso, che li aveva emessi, aveva difficoltà a pagare. I fatti risalgono al 2015/2016 e sono legati a un antefatto che ha dato origine a un altro procedimento, autonomo rispetto a quello per cui ieri mattina c’è stata la prima udienza davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone (a latere Elisabetta Massini e Roberto Colonnello).

Remigio Sicilia, l’avvocato del foro di Viterbo difende il carabiniere accusato di concussione

I fatti di usura del 2011/2013: un prestito di 10mila euro che un uomo (imputato nell’altro procedimento, per estorsione, di cui le parti hanno avuto conoscenza nel dibattimento di ieri) fece alla presunta vittima sia del processo di ieri mattina che di quello che costituisce l’antefatto. Il debitore riuscì a restituire solo 7mila euro. E allora il creditore chiese altri 28mila euro, divisi in cinque assegni, per la dilazione di pagamento. Allora B. B., la presunta vittima di usura, denunciò la questione ai carabinieri: se ne occuparono le stazioni di Oriolo Romano e Vejano. Il processo per usura, a carico di un pregiudicato di Manziana che avrebbe estorto B. B., è ancora in corso al tribunale di Civitavecchia. Fin qui l’antefatto, alla base del procedimento di Viterbo.

Ieri mattina, nell’aula del tribunale del capoluogo della Tuscia, sono stati sentiti tre carabinieri dal pubblico ministero Michele Adragna. Il primo è il comandante della stazione di Oriolo Romano Alessandro Bitti. Ha detto che era al mare con la famiglia quando gli si avvicina B. B., la vittima della concussione, che gli racconta di avere un problema con il maresciallo Catanzariti: l’imputato gli avrebbe chiesto dei soldi per coprire quelli incorporati in un assegno che lui non riusciva a onorare. Al che, Bitti invitò l’uomo a fare una denuncia.

Denuncia che, secondo la pubblica accusa, trova riscontro nelle parole del secondo testimone, l’appuntato Luigi Puca, allora alla stazione di Oriolo Romano. Il quale l’1 agosto 2016 fa un’annotazione di servizio in cui scrive che sette mesi prima in caserma si presentò un uomo che cercava con urgenza Catanzariti per consegnargli una busta. L’appuntato chiama il centralino, che mette in contatto chi deve consegnare la busta con l’imputato.

Il terzo testimone, il brigadiere Filippo Drago della stazione di Oriolo, che fu sentito dalla magistratura di Viterbo il 6 luglio 2017, si occupò di tre servizi “attenzionati” dalla procura: uno a Canale Monterano e due a Manziana. In tutti e tre, l’imputato si incontra con la presunta vittima della concussione.

In aula, il difensore del maresciallo Catanzariti, l’avvocato Remigio Sicilia, ha raccontato come il suo assistito quattro anni fa fu premiato per aver salvato la vita di un giovane: “L’1 agosto 2015 Catanzariti ottenne un encomio solenne per un intervento di qualche mese prima, in cui salvò un giovane”. Il premio gli fu dato in un prefettura dal comandante generale dei carabinieri: insieme a Catanzariti furono premiati anche due dei tre testimoni del processo di ieri mattina, ossia Alessandro Bitti e Filippo Drago, che presero parte all’azione di salvataggio del giovane.

Nella prossima udienza del 19 febbraio 2020, il collegio e il pm Adragna ascolteranno gli ultimi testi dell’accusa. Mentre l’avvocato difensore dell’imputato, Remigio Sicilia, non vede l’ora di sentire il presunto concusso: “Dovrà fare chiarezza su molte cose”.

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