Evviva el Paco! Ha scoperto il “masottismo”, ma non ne ha capito un’ acca. Riusciremo a spiegarglielo?

E' restare fedeli alle bandiere e alle tradizioni, è sforzarsi di mettersi nei panni dei deboli e dei dimenticati, è amare la propria nazione e la propria città, è odiare l' ipocrisia e il naso all' insù di chi boccia come gretto, volgare e razzista il porre gli italiani al primo posto

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Squillano le trombe. Rullano i tamburi. Le tenebre squarciate da penetranti luci. Miracolo a Viterbo! El Paco (ahi ahi, nome spagnolesco, quindi forestiero e “sospetto”), l’ unico Paco della città dei Papi, Paco di nome, Bottone di cognome (e di bottoni ne attacca tanti), si fregia di una mirabile scoperta, ennesima sfolgorante medaglia della sua intensa carriera di blogger mordace, di preveggente “influencer”, di profondo sociologo-etologo dei territori della Tuscia e dei comportamenti della sua antica gente.

Eh, sì… El Paco, uno con le antenne dritte, che annusa l’ aria e anticipa le tendenze (ineguagliabile nel suo scandagliare), ha proclamato, con mio sommo egoistico gaudio, che il “masottismo” – tumultuosa e perentoria spiccia corrente d’ opinione e di pensiero – è entrato a vele spiegate, anzi a spallate, nell’universo viterbese, ponendosi come punto d’ approdo e di riferimento per il mondo degli “sceriffi mordi e fuggi”: bieco mondo secondo lui, composto da reazionari Pecos Bill propugnatori del binomio legge e ordine, di cui – sempre suo questo lucido discettare – non si sente affatto il bisogno in luoghi paradisiaci come i nostri, in cui tutto è a posto, i giovani aiutano misericordiosi le vecchiette ad attraversare le strade, le donne possono scorrazzare tranquille e garrule nei vicoli bui del centro “by night” e le liti si risolvono con sorridenti strette di mano.

Il direttore Giovanni Masotti

Carissimo Paco, io ti ringrazio di cuore per avermi attribuito la paternità di un nuovo attrattivo “ismo” – il “masottismo”, appunto –  ma, con la stessa bonaria franchezza, ti dico che di questo mio “life style” non hai capito un’ acca e l’ hai farcito di pietanze cucinate in un letto di scemenze e di luoghi comuni. Su una cosa hai tuttavia perfettamente ragione: il “masottismo” è verticalmente alternativo al “galeottismo” – dal nome di un altro conosciuto giornalista viterbese – nato e fiorito nel nome del business e del trasversalismo, scelta assolutamente legittima e certo baciata dal successo commerciale, scelta che io rigetto. Perché – Paco mio, cena pagata ricorda – il “masottismo” è qualcosa di molto semplice e avventurosamente diritto: è coerenza, è passione, è vicinanza al popolo, è critica ai potenti arroganti e ai politici pigri e acchiapponi. E’ restare fedeli alle bandiere e alle tradizioni, è sforzarsi di mettersi nei panni dei deboli e dei dimenticati, è amare la propria nazione e la propria città, è odiare l’ ipocrisia e il naso all’ insù di chi boccia come gretto, volgare e razzista il porre gli italiani al primo posto. Che non significa voler angariare e perseguitare gli stranieri e gli immigrati. Ma essere animati da un realismo senza paraocchi, che va certo abbinato a rispetto e umanità. Mai far male. Tutelarsi sempre! E non avere paura di proclamarlo.

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