Evviva la sincerità! Sermoncino pasquale dell’ incazzato cronico… A fin di bene, lo giuro.

Non so manco come catalogarlo, 'sto pezzo che ho iniziato a scribacchiare... Riflessioni a gogo'. O il latrato del cane arrabbiato.

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Non so manco come catalogarlo, ‘sto pezzo che ho iniziato a scribacchiare… Riflessioni a gogo’. O il latrato del cane arrabbiato. O l’ insopprimibile ingenua voglia di una sincerità che non c’è. Si’, forse quest’ ultimo, aggiudicato! Nobilitiamola ‘sta mia farneticazione… Perché non sto parlando proprio di cazzate. Sto discettando a ruota libera di qualcosa che mi brucia dentro. Che scaturisce precisamente dalla Pasqua. La ricorrenza forse più sacrale, profonda e mistica del Cattolicesimo cui siamo stati educati. La Passione, il dolore, il sacrificio, la crocifissione, la Resurrezione. La verità!

Ma quale “verità”? Dove si rintana ‘sta benedetta verità? Vedo tanta sbandierata dolcezza in giro. Tutti buoni, pii, altruisti, santarelle e santarelli. Auguri smielati. Buona Pasqua col più carezzevole dei Gif. Una gara a chi è più tenero. A chi più sussurra complimenti e benevolenze.

Che carino che sei… No, tu di più!Beh, sapete che penso? Che tutta ‘sta farsa dura lo spazio d’ un mattino. Ventiquattr’ ore… O giù di lì. E poi, subito, a gufare l’ un contro l’ altro. A invidiare, a rosicare, a sfanculare. A smadonnare, a non vedere l’ ora che il “nemico” o il concorrente o il comunque antipatico si vada a sfracellare.

Pasqua-uovaEccoci qua… A odiare, a imprecare. A inventarsi inghippi e furbate per fregare il prossimo. A leccare il potente di turno per ricavarne briciolone o bricioline. Beninteso, pronti a cambiare cavallo e a intraprendere una nuova leccata nel caso il padrino di prima inciampi sulla solita buccia di banana. Zompa e rizompa sul carro del vincente. Fino al prossimo giro di roulette…. Perché, attenzione… “Panta rei”, tutto scorre. Perciò veloci, velocissimi ad annusare il cambiamento… Sennò arrivano prima.

Vabbè, insomma… Tutta ‘sta messinscena m’ ha rotto le palle. Io non sono un bonaccione. Né uno stinco di santo. Ma ipocrita  e voltagabbana, no. E finto, nemmeno. Quando voglio bene, voglio bene. E se voglio male (malino) è perché qualcuno me l’ ha fatta grossa. Non perché mi ha tagliato la strada ghignante o mi è arrivato a un centimetro per rimirare il telefonino al volante.     E, dunque, sapete che vi dico? Che spero che dei valori della Pasqua resti qualcosa, stavolta. Che non tutto si disperda nella sorpresa in fondo all’ ovetto.

O nel morso a un saporito coscio d’ agnello. Che bello sarebbe se verità e sincerità, dignità e rispetto continuassero ad aleggiare nell’ aria. Una brezzolina… E se la fede ci aiutasse a pensare e ad agire un pochettino meglio. Oh, mamma mia… Alla fine vi ho ammannito una mezza predica! Un sermoncino magari infarcito da un intercalare non propriamente oxfordiano… Verace, però. Anche se birbantello. Beccatevelo, su. Che me lo becco pure io!

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