Maxi operazione della Guardia di Finanza che blocca un giro milionario di false mascherine griffate Gucci, Armani, Louis Vuitton, Burberry e Chanel. Perquisizioni anche nella Tuscia

False mascherine griffate trovate in un magazzino di Civita Castellana: venivano vendute a 7€ l’una

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Una maxi operazione, quella della Guardia di Finanza di Torino, che ha portato alla scoperta di un giro milionario di false mascherine e altri accessori griffate Chanel, Gucci, Giorgio Armani, Louis Vuitton, Adidas, Burberry e altri brand di lusso clonati illecitamente.

Nel viterbese sarebbe stato individuato n deposito di stoccaggio dei materiali destinati alla produzione dei prodotti taroccati a Civita Castellana. Sequestrata un’ingente quantità di tessuti semilavorati pronti da inviare al settentrione per essere rivendute. Tra l’altro, nei mesi scorsi un altro magazzino della zona era stato perquisito nell’ambito della vendita online di mascherine a prezzi gonfiati.

L’indagine delle fiamme gialle è partita dall’individuazione su alcuni social network delle pagine a tema gestite da due donne in cui venivano pubblicizzati e offerti i prodotti: mascherine, foulard, pochette, borsette e copri agenda i gadget più richiesti. I loghi dei marchi, ovviamente contraffatti, venivano apposti su diversi accessori e diversi capi d’abbigliamento. Sono stati sequestrati, in proposito, più di mezzo milione di marchi contraffatti che venivano apposti con il metodo della “stampa sublimatica diretta su tessuto”.

Le mascherine venivano vendute a 7 euro l’una, oppure all’interno di un kit comprendente sciarpa e pochette alla “modica” cifra di 80 euro. Le spedizioni avvenivano tramite corriere.

Oltre 600mila marchi contraffatti a “stampa sublimatica diretta su tessuto” sequestrati, unitamente a migliaia di metri di filato ed a 3 macchinari necessari alla cucitura e al confezionamento dei prodotti falsi.

Sono state denunciate nove persone per i reati di di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con marchi contraffatti o mendaci. L’avvenuta commercializzazione dei beni avrebbe consentito, qualora non fosse intervenuta la Guardia di Finanza, di realizzare un tesoretto superiore a 3 milioni di euro.

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