“Famiglia,  fedeltà, solidarietà,  vicinanza ai cittadini”: celebrata ieri, 20 novembre, a Viterbo la Virgo Fidelis

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Viterbo- “Famiglia,  fedeltà, solidarietà,  vicinanza ai cittadini”: il colonnello Andrea Antonazzo, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Viterbo, ha ricordato ieri, 20 novembre, i valori ispiratori e fondanti della Benemerita nella celebrazione della Virgo Fidelis, patrona dell’Arma dei Carabinieri.
A  causa delle norme  anti Covid vigenti, la cerimonia religiosa in omaggio alla Virgo Fidelis si è svolta in forma ridotta presso la parrocchia dei Santi Valentino e Ilario a Villanova. La Santa Messa è stata officiata dal Vescovo di Viterbo, monsignor Lino Fumagalli, con il parroco della chiesa don Emanuele Germani e il cappellaio militare don Donato Palminteri.

Presenti alla cerimonia, oltre al Comandante Provinciale, il  Coordinatore Provinciale di Viterbo dell’ANC capitano Salvatore Rubuano, ufficiali e Sottufficiali in servizio e in congedo, alcuni famigliari di appartenenti all’Arma, le Benemerite, una rappresentanza
dell’ANC – sezione di Viterbo con il presidente il maresciallo Bernardino Colageo, delle Associazioni Nazionali Carabinieri della Provincia e del Nucleo Protezione Civile dell’ANC di Viterbo.

Il Vescovo ha ringraziato,  a nome dell’intera comunità ecclesiale e dei cittadini, l’Arma dei Carabinieri per il continuo impegno, per la fondamentale attività di prevenzione dei reati, per la forte presenza che stimola il rispetto delle regole, ricordando che è molto amata dagli italiani. Monsignor Lino Fumagalli si è altresì soffermato, durante la sua intensa omelia, a parlare della “fedeltà”, una virtù molto cara a Dio, un impegno morale di una persona o una collettività di persone, ma ha parlato anche di “famiglia”, istituzione affettiva fondamentale in ogni società umana, attraverso la quale la società stessa si riproduce e perpetua, sia sul piano biologico, sia su quello culturale.
“Quando c’è un’idolatria esasperata dell’io, tutto viene vissuto in funzione di se stessi. Dio ci porta invece a mettere al centro il noi.”

Il colonnello Antonazzo ha aggiunto:
“Grazie per aver sottolineato il termine di famiglia perché ci sentiamo così e ogni tanto abbiamo bisogno di riunirci tra gli affetti. Grazie ai colleghi, ai loro familiari, a chi è in servizio, a chi è in congedo. Il termine famiglia ci fa anche pensare a qualcosa che deve animare le nostre azioni.
Abbiamo bisogno di essere sempre presenti e questo cerchiamo di farlo con tutte le nostre energie. Noi siamo sul territorio e vogliamo esserci. Lo stiamo facendo per quel dovere di fedeltà che anima le nostre azioni e serve a rendere migliore la società tutelando i cittadini”.

L’11 novembre 1949, Pio XII promulga un Breve apostolico con il quale attribuisce l’appellativo di “fedele” alla beata Vergine Maria assurta a patrona dell’Arma dei Carabinieri d’Italia. Il titolo di fidelis, con il quale si rende culto alla Santa Protettrice, è ispirato al motto militare “nei secoli fedele”, coniato nel 1914 e infine concesso da Vittorio Emanuele III nel 1933 come motto araldico. Questa concessione si verifica in applicazione alla legge del 1932 sull’assegnazione dei Santi Patroni dell’Esercito italiano.
Giovanni XXIII, ricordando la volontà del suo predecessore di costituire nella Virgo Fidelis la «celeste Patrona», a sua volta ha apprezzato il significato di quella definizione che coglie appieno l’idea che anima il «simbolo prezioso» dell’Arma, ossia la «fedeltà». A pochi mesi dall’elevazione al soglio pontificio, Papa Roncalli asserisce che quella “fedeltà” è «modellata costantemente sugli esempi perfetti e silenziosi della Madonna». La Madonna che si «offre a Dio, conscia dei suoi doveri e fedele», è l’immagine perfetta da contemplare. La Vergine Maria, nella sua funzione d’intercessione, è ammirata da chi nell’Arma dei Carabinieri svolge una vita «umile e piena di sacrifici».

L’ indirizzo di comportamento morale dei Carabinieri appare ufficialmente, per la prima volta, nella lettera che il 6 dicembre 1822 il maggiore generale Giovanni Battista D’Oncieu de la Bàthie, Ispettore Generale dell’Arma (Comandante Generale), diresse al colonnello Giovanni Maria Cavasanti, comandante effettivo dei Carabinieri, per accompagnare il primo Regolamento Generale.
Da sempre, “spirito di corpo”, valori morali, quali Dovere, Lealtà, Coraggio, Generosità, Solidarietà, Volontà, Altruismo, Spirito di Sacrificio, caratterizzano la gloriosa Arma dei Carabinieri nel suo cammino storico a servizio degli altri.

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