Fedeli come Zappa, il massacro di due anziani che impone delle riflessioni

Sette anni fa lo stesso identico copione: il professore, massacrato nella sua villa, muore dopo dieci giorni. Le parole del figlio

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Fedeli - come - Zappa

Norveo Fedeli come Ausonio Zappa.

Due terribili omicidi, aggravati ancora di più dall’età avanzata delle vittime e dalla loro mitezza.

Era il 28 marzo 2012, quando l’81enne professor Ausonio Zappa veniva  massacrato di botte da due romeni entrati per una rapina nella sua villa di Bagnaia mentre altri due rimanevano fuori a fare il palo.

Il poveretto morì, tra atroci sofferenze, dopo 10 giorni di agonia.

Ieri, in pieno centro a Viterbo, lo stesso identico copione: Norveo Fedeli, settantaquattro anni, ucciso nel suo negozio e trovato con il cranio fracassato, forse da una spranga.

Due episodi di inaudita violenza, che, inevitabilmente, impongono delle riflessioni.

“Ogni fatto brutale, ogni violenza, ogni efferato delitto, dopo averci coinvolto profondamente e averci fatto esprimere dolore o rabbia, devono servire a rimetterci in discussione.  – scrive Gianluca Zappa, figlio di Ausonio, dopo il recente assassinio – Per come viviamo, su quali valori impostiamo l’esistenza, a cosa diamo importanza.
Perché ogni fatto brutale, ogni violenza, ogni efferato delitto, oltre che di una scelta malvagia o malata, sono anche figli di una cultura, un immaginario comune, un’aria avvelenata che si respira.
Una sfilata in silenzio per l’ultima vittima? Ben venga! Per ripensare ciascuno alla propria vita e a cosa è buono credere, a cosa vale la pena scegliere per costruire il bene.
Per individuare un faro, un fuoco che riportino luce e calore nella nostra vita, con i nostri cari e tra la gente.”

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