Ferrovia Roma Nord, caos più totale. Ma la Regione dove è?

Ecco, il caso ferrovie Roma Nord richiede a gran voce che qualcuno spieghi l’operato della Regione e fornisca un rendiconto della sua efficacia.

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stazione orte

Guardando alla vicenda della linea ferroviaria Roma Nord mi viene in mente una di quei termini in inglese di cui troppo spesso infarciamo inutilmente il nostro linguaggio per dimostrare che siamo alla moda. Quindi vorrei non proporvelo, ma purtroppo è la parola che meglio definisce il concetto che quella vicenda tradisce. Un concetto che è insieme anche un valore da perseguire e reclamare a gran voce anche dalle nostre parti.

Il termine english che esprime questo concetto-valore è ACCOUNTABILITY.

Riporto la sua definizione presa da un dizionario online: “La responsabilità, da parte degli amministratori che impiegano risorse finanziarie pubbliche, di rendicontarne l’uso sia sul piano della regolarità dei conti sia su quello dell’efficacia della gestione.”

Ecco, il caso ferrovie Roma Nord richiede a gran voce che qualcuno spieghi l’operato della Regione e fornisca un rendiconto della sua efficacia.

I fatti già li conoscete. L’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria ( ANSF ) decreta l’entrata in vigore a partire dal 1 luglio delle nuove norme in materia di circolazione e traffico ferroviario. Queste norme erano note già da tempo. Addirittura dal 2016, a seguito dell’incidente ferroviario a Corato in Puglia che costò la vita a 23 persone. La Regione Lazio, proprietaria della linea Roma Nord, ha avuto 3 anni di tempo per adeguare la tratta interessata alle nuove regole, ma a quanto pare non l’ha fatto. Tanto che a partire dal 1 luglio l’ATAC, che ha in gestione la ferrovia, ha soppresso molte corse e aumentato in modo considerevole i tempi di percorrenza, rendendo un calvario ancora peggiore del solito lo spostamento dei pendolari.

Purtroppo siamo di nuovo in presenza di quella logica perversa che scarica sulle spalle degli utenti le inefficienze di chi non è in grado di erogare un servizio adeguato. Una mentalità, una cultura direi, delle quali le pubbliche amministrazioni hanno forti difficoltà a liberarsi. Certo, adesso il comitato degli utenti, i sindaci, i sindacati sono stati e saranno ricevuti in assessorato. Si ascolteranno le loro richieste e si cercheranno dei palliativi. Un “tavolo di confronto” non si nega a nessuno, ci mancherebbe!

Ma i buoi sono già scappati dalla stalla, il danno è stato prodotto. Lavorare in condizioni di emergenzialità sembra la regola. Peccato che la Regione sia l’ente di governo territoriale che più degli altri ha nel suo DNA istituzionale il compito della programmazione. Farsi cogliere impreparati di fronte al cambiamento previsto da anni del quadro normativo della circolazione ferroviaria è incomprensibile.

Sarebbe bello,dunque, che La Regione si armasse di buona volontà e spiegasse ai cittadini – in nome e per conto dei quali la Regione amministra –  come e perché si è giunti impreparati a questa emergenza. E che riuscisse a capire se e in quale misura si ravvisano delle responsabilità. Solo un po’ di accountability, insomma, non è che chiediamo la luna!

Maurizio Biagiarelli

 

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