Festa Arma dei Carabinieri, un ricordo per i militari uccisi a Ponte di Cetti dalle Brigate Rosse

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“Ricordare significa ‘serbare nel cuore’, ma anche ‘rimettere nel cuore’, come invertendo il senso dello sprofondare del vissuto in un oblio progressivo”. Ricordare è rivivere momenti dei quali gli altri sanno poco o non sanno nulla. Oggi, 5 giugno, 205esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, non si possono non ricordare gli appartenenti alla Benemerita, che hanno dato la vita per proteggerci e per lo Stato. Fra essi, due carabinieri che prestavano servizio a Viterbo.
Era l’11 agosto del 1980 quando l’appuntato Ippolito Cortellessa e il brigadiere Pietro Cuzzoli, a Ponte di Cetti, furono barbaramente uccisi in servizio.
“Il mio nipotino ha il nome del nonno” dice sempre con orgoglio la vedova di Pietro Cuzzoli. Spesso i carabinieri si sentono parte di un’unica famiglia.
Mio padre, ormai anziano e in pensione, ricorda sempre, con le lacrime agli occhi, il caffè preso al bar della caserma con l’amico e collega Cortellessa, prima di andare in servizio, quell’undici agosto 1980. “Tra qualche giorno andrò in ferie” gli disse Ippolito. Invece, poco dopo, mio padre ricevette una tragica chiamata. Fu il primo ad accorrere sul luogo.
Egli rivide il suo amico Ippolito Cortellessa sull’asfalto di Ponte di Cetti, vicino a Pietro Cuzzoli, entrambi uccisi dai terroristi.  Sul volto un’espressione di rabbia e di pena…La stessa che proviamo noi tutti.
La loro vita, piena di progetti, si fermò in quel tragico giorno; due uomini valorosi uccisi; due mogli (Beatrice Principe in Cortellessa e Luisa Ambrosio in Cuzzoli) senza più il loro marito; i figli senza più un padre. Il brigadiere Cuzzoli, prima morire, ferì il terrorista Michele Viscardi, il quale poi si pentì del vile e ignobile omicidio.
Nello stesso giorno in cui venivano uccisi, morì anche il maresciallo di Montefiascone, Antonio Rubuano, (medaglia d’oro al valore civile per aver salvato molte persone durante il terremoto del Belice in Sicilia) inseguendo un’auto alla cui guida pare vi fossero i terroristi che poco prima avevano sparato a Cuzzoli e Cortellessa.

Tutto accadde dopo una rapina in una banca di Viterbo. Si accertò poi che la rapina era stata fatta da sei militanti di Prima Linea. Alcuni di loro salirono su un autobus per Roma che venne fermato, per un controllo, a Ponte di Cetti da una pattuglia dei carabinieri. I terroristi spararono: Pietro Cuzzoli e Ippolito Cortellessa caddero a terra.
Erano gli anni di piombo.
Anche la Benemerita, sempre in prima linea nel contrastare la criminalità, ha pagato un tributo di sangue.

Anna Maria Stefanini

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