Festa della donna: a Vetralla l’emancipazione del “gentil sesso”

L'intervento del Prof. Alberto Cignini nella Biblioteca comunale di Vetralla sull'emancipazione femminile legata alla Scienza.

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A testimoniare che esistono uomini che sanno tener conto delle capacità e delle competenze femminili abbiamo partecipato all’intervento del Professor Alberto Cignini nella Biblioteca comunale di Vetralla, di fronte al “Circolo dei Lettori”. Le donne che si sono affermate – a fatica – nel settore medico-scientifico sono state spesso dimenticate – o peggio – del tutto ignorate dalla cerchia intellettuale composta in grande maggioranza da uomini. “Se dovessi scegliere una donna – sottolinea il docente di scienze naturali – nella quale il binomio emancipazione e scienza ha trovato un relazione indissolubile questa sarebbe Maria Sklodowska meglio nota come Madame Curie (cognome appunto del marito), chimica e fisica vincitrice di 2 premi Nobel”.

L’emancipazione del “gentil sesso” ha corso parallela con il grado d’istruzione concesso alle donne nel corso dei secoli. Sembra assurdo pensare che in Italia, come nel resto d’Europa, l’accesso delle donne ai licei e alle università sia avvenuto nelle ultime decadi dell’Ottocento. Un penoso ritardo che nel Paese si è registrato anche nel settore politico (le donne votano solo dal 1945) e si ripete oggi nel mondo economico (solo il 27% dei posti dirigenziali è occupato da donne). Il viaggio verso la cosiddetta “parità dei diritti” è stato ostacolato dalla lentissima evoluzione del pensiero culturale della classe dominante – maschile -. Il pubblico in sala ride quando ascolta le idee che circolavano fino ai primi del Novecento circa la presunta inferiorità fisica e mentale attribuita alla donna, il cui unico e naturale fine sembrava essere quello esclusivo di perpetuare la specie e di badare alla casa. Non dobbiamo meravigliarci se il campo prediletto dal genio femminile sia stato quello artistico-letterario perché, infatti, era l’unico slegato da un obbligo scolastico superiore e perché poteva essere esercitato nei salotti borghesi, dove a mogli e cortigiane era concesso passare il proprio tempo libero.

Tornando alla scienza, compaiono le prime “medichesse” aristocratiche intorno alla fine del XIV secolo nel Regno di Sicilia, rischiando comunque di essere tacciate come streghe o fattucchiere. Bisognerà attendere il XVII secolo per incontrare la “prima femminista” d’eccellenza – individuata dal Prof – in Clelia Grillo Borromeo Arese, sostenitrice del metodo sperimentale di Galilei – allora rivoluzionario e sconvolgente – dotata di una spiccata autonomia di pensiero e animata da un profondo culto per la scienza tanto da condurre esperimenti nella sua sfarzosa dimora. Le concezioni illuministiche aprono finalmente il campo delle scienze e della filosofia alle donne che pian piano conquistano la possibilità di impegnarsi politicamente partecipando con vigore alla Rivoluzione di Francia e acquistando maggiore autonomia nell’età napoleonica. La prima docente universitaria e seconda donna al mondo a laurearsi fu Laura Bassi Veratti e una penna femminile, quella di Maria Gaetana Agnesi, scrisse il primo manuale di matematica. Nel Novecento il contributo femminile è evidente nelle discipline medico-scientifiche: studi sul vaiolo, sulle vaccinazioni, sul colera, sul tetano. Tra tutte l’elogio del Professore si sofferma su due eccellenze italiane. Rita Levi Montalcini condusse esperimenti sullo sviluppo del sistema nervoso fino a scoprire nel 1950 la neuro-proteina NGF, pietra miliare nella storia della medicina e delle neuroscienze poiché contribuisce alla crescita degli assoni del cervello umano (Nobel per la medicina nel 1986, insieme a Stanley Cohen). L’illustre astrofisica Margherita Hack De Rosa fu la prima donna chiamata a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, guadagnandosi una meritata rinomanza internazionale per gli studi condotti sulle strutture delle stelle con caratteristiche particolari. Nel 2000 la Hack pubblica “I contributi delle donne alla scienza: ieri e oggi” ripercorrendo le ragioni profonde che per secoli hanno portato all’esclusione delle donne dall’educazione scientifica. Ottimo spunto per approfondire l’argomento e per riflettere su una parità – a quanto pare – non del tutto raggiunta!

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