Si è chiusa il 26 giugno la manifestazione organizzata dall’Associazione Rocca dei Papi per un’ecologia integrale

Festival dell’Ecologia Integrale, da Montefiascone un nuovo progetto di futuro

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Quattro giorni dedicati al tema della sostenibilità e di uno sviluppo umano “in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”, come recitava il rapporto Brundtland nel 1987. Questo il focus della seconda edizione del Festival dell’Ecologia integrale di Montefiascone (VT) che si è concluso il 26 giugno, con il concerto finale della Banda del Corpo della Polizia Locale di Roma Capitale. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione Rocca dei Papi per un’ecologia integrale presieduta da monsignor Fabio Fabene, arcivescovo titolare di Montefiascone e segretario della Congregazione delle Cause dei Santi. A chiudere gli incontri tematici del festival, il 25 giugno, è stato il professor Mario Morcellini, presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Roma Sapienza, che ha sottolineato l’importanza di un evento capace di riportare al centro del dibattito pubblico concetti e valori troppo a lungo relegati ai margini dell’“agenda setting”.

Partire dai dati, in particolare quelli connessi ai cambiamenti comunicativi e culturali: questo deve essere, secondo Morcellini, l’incipit di ogni serio progetto di ripresa e rigenerazione in grado di sostituire nuovi paradigmi a vecchi schemi che hanno dimostrato, nei fatti, la loro assoluta inadeguatezza. E le analisi statistiche, con sorprendente convergenza di risultati, evidenziano in modo inequivocabile una rinnovata fiducia degli individui nelle istituzioni e nel mondo scientifico, anche e soprattutto per quanto riguarda i temi della transizione ecologica. “Dopo la stagione dei furori ideologici, dei populismi di varia matrice e di un’antipolitica a buon mercato, la novità certificata dai dati – ha sottolineato Morcellini – è quella del ritorno ad una visione positiva della società, in grado di rispondere al radicale disorientamento della modernità con un nuovo patto fra cittadini e istituzioni”.

Una “rivoluzione gentile” che vede protagoniste le giovani generazioni, assai lontane dai più diffusi e ingenerosi stereotipi collettivi e molto vicine, invece, ad un’idea di “futuro sostenibile” da costruire insieme. I giovani, come dimostra il più recente rapporto dell’Istituto Toniolo, amano la natura, sono informati sui temi legati all’ambiente e alla transizione ecologica, sono aperti all’innovazione e al cambiamento, nonostante l’incertezza e la paura che non raramente si affacciano anche sul loro orizzonte. In uno scenario che sembrava caratterizzato da un incolmabile vuoto etico, da un’irrecuperabile “crisi dei punti di riferimento” e da un insindacabile trionfo della disintermediazione, sembra profilarsi allora la possibilità concreta di fondare un rinnovato “foedus” fra individui e classi dirigenti, proprio a partire da “temi forti” e condivisi come la tutela ambientale.

“Su questa solida base, su cui si è registrata un’ampia convergenza dei relatori del panel conclusivo – ha aggiunto presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Roma Sapienza – sarà possibile individuare dunque il cammino per una ripresa economica, ma soprattutto per una rinascita sociale ispirate al principio-cardine della sostenibilità. Un concetto al centro dell’Agenda 2030 come del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e di ogni progetto preoccupato di un presente futuro in cui sia finalmente licenziata la stagione dei conflitti e delle contrapposizioni generazionali, in nome di un patrimonio di beni comuni da valorizzare e preservare. E non c’è dubbio che in questa cornice a tenere le fila di un’indispensabile regia operativa e culturale sia chiamata la comunicazione, da intendersi come “infrastruttura sensibile” votata alla mediazione dei contenuti e in grado di archiviare definitivamente la retorica deformante e distorsiva delle emergenze”.

“La quattro giorni di Montefiascone – ha concluso Morcellini -, si è dimostrata capace di trasformare il pensiero in azione, rinvigorendo quell’insostituibile legame che sempre deve unire le comunità ai loro territori e rivelandosi una straordinaria “casa comune”. L’impegno operoso al posto di vuoti allarmismi e retoriche sterili, la cultura del fare al posto di quella del dire, l’attenzione costante ad una dimensione spirituale e metafisica capace di indicare l’origine comune di tutte le cose: ecco, in sintesi, la lezione e il bilancio di un Festival che si candida a rappresentare un “modello italiano” di riflessione culturale e dibattito pubblico sui temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Risuona da questo splendido luogo immerso nella bellezza della natura, allora, ma con la certezza di aver trovato la strada da percorrere, l’invito che Papa Francesco continua a rivolgere a tutti gli uomini: “rispondere insieme al grido della terra”, dimostrarsi capaci di una visione integrale della vita, “a partire dalla convinzione che tutto nel mondo è connesso”. Un altro modo di intendere il progresso e di misurarlo, senza smarrire il valore e il senso dell’esistere”.

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