Festival di Sanremo: “Io so io e voi un siete un c…o”

Ancora oggi esistono forme di casta, molto più pericolose di un tempo, che condizionano la volontà della gente anche quando deve votare una canzone

L’espressione usata dal Marchese del Grillo (attore Alberto Sordi) nell’indimenticabile capolavoro cinematografico di Mario Monicelli racchiude in se tutta la brutta storia che nella società possono esistere persone di serie A e tutti gli altri di serie inferiori. Nella Roma dell’ottocento le elite esistevano e come. Chi era ecclesiastico, principe romano lo era certamente. Il “sistema” della casta era sopravvissuto e chi non ne faceva parte non contava nulla. Quanto lo sceneggiatore del film storico satirico fa dire al nobile marchese era vero.

La moderna democrazia ha socialmente fatto venir meno al concetto millenario della esistenza di società basata sul censo, sulla qualifica e sul grado di cultura.

Indubbiamente, noi tutti ormai viventi nel terzo millennio rifiutiamo un tale tipo di società. Siamo tutti uguali di fronte alla legge, o almeno desideriamo esserlo, per cui il concetto che qualcuno sia superiore è generalmente rifiutato.

Ma purtroppo non è cosi. Chi ricopre certe funzioni che democraticamente gli sono affidate con un’elezione libera e democratica o per la vittoria di un concorso pubblico non sempre ha compreso che il concetto “casta” è ormai desueto e non genera simpatia della gente.

Ancora oggi esistono forme di casta, molto più pericolose di un tempo quando in ogni caso le caste erano poche, comunque chiuse e chi ne faceva parte sapeva stare (a modo suo) nella società. I principi romani, per es. al pari degli ecclesiastici erano persone che esercitavano il loro potere “bonariamente”, facevano carità, erigevano ospedali, organizzavano feste popolari per tenere buona la gente (le famose 3F del Re di Napoli: feste, farina, femmine), ma certo non influenzavano il popolo delle loro idee.

Oggi è diverso. Ci sono persone, che ritenendosi superiori per grado di cultura e per posizione non solo influenzano le folle, ma ponendosi al di sopra di esse, addirittura, censurano le loro scelte in materia elettorale ed economica.

Basta assistere ad un talk show televisivo per ascoltare “sapientoni” che sdottorano a tutto spiano su tutto, criticando i desideri espressi dalla maggioranza dei cittadini come frutto di mero populismo.

Mi sto riferendo a quanto avviene oggi in politica e nella società prendendo spunto dalla recente votazione della canzone vincitrice del Festival di San Remo.

Il voto popolare, fondamentale per una rassegna canora nazionalpopolare come appunto il Festival della canzone italiana è stato sopraffatto da una minoranza autoreferenziatasi come elite, quindi di soggetti che, come di unti del signore, sono stati capaci di sovvertire un desiderio popolare espresso con la votazione in televoto (costoso!).

Risulta vincitore del Festival di quest’anno un brano artista musicale ad onta della volontà del popolo, proprio quel popolo che desiderava vincesse un motivo che fischiettabile all’indomani del Festival, per es. durante le ore di lavoro (una volta tutti gli italiani cantavano, dalla massaia, al muratore ed al meccanico impegnato in lavoro rumoroso).

Quante volte da piccolo ho sentito canticchiare “Grazie dei fior”, “Binario triste e solitario”, “Ciao, ciao bambina” per non parlare di “Volare” dalla cameriera che rifaceva il letto e dalla cuoca in cucina!

Il popolo di allora votava al Festival il proprio “inno” a prescindere anche dal valore musicale e tecnico della canzone.

Il “moderno” Festival della Canzone italiana è invece diventato ormai, come tante situazioni nazionali, patrimonio non del popolo, ma di un’elite. Il popolo non conta, se per i “sapienti” non sceglie qualcosa loro gradito (per es. a votare qualcuno invece di un altro politically correct) è ignorante ed impreparato ed allora ecco che la sua scelta va “rettificata”.

Anche a Sanremo, il “potere” di un’elite artatamente messa al suo servizio di proposito nelle giurie (una addirittura d’onore!), ha sovvertito il desiderio dei più.

Ha vinto la “casta” !

Quanto detto dal Marchese del Grillo oltre 150 anni fa è oggi ancora valido, purtroppo.

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