Finalmente liberi da Sanremo, trionfo del cattivo gusto. Meglio la nostra piccola vita di cotanto schifo!

398
Il direttore di lamiacittanews.it Giovanni Masotti
Foto di Erika Orsini

Da stasera, se non altro, tornerò in possesso del mio quieto soggiorno, per cinque notti occupato “manu militari” dalla badante rumena di mia madre, elettrizzata/estasiata dalle frequenti urla e dai rari gorgheggi dell’imbastardito festivalone italiota. Che pace mi conquista alla coccolosa idea di tornare padrone della mia tivù, potendo di nuovo scegliere liberamente il cavolo di programma che più mi aggrada senza essere costretto a riparare nella più scomoda cucina per godermi – sul vecchio elettrodomestico – un filmetto o una partita di calcio o un documentario sulla natura o – più di rado – uno dei tanti talk-show politici (ma solo nel caso di ospiti che meritano e di assenza di “rissaioli” di professione).

Eh sì, dovrebbe essere proclamato Festa Nazionale questo liberatorio 10 febbraio… Si torna a vivere un’esistenza normale, con i suoi crucci (tanti) e le sue gioie (poche), affrancata dalla volgarità, dalle risse e dalle scempiaggini a tutti i costi che costituiscono l’ insopprimibile caposaldo del successo (ahimè) dell’ ammucchiata sanremese: ubriacatura di massa e consolatorio “refugium peccatorum” (glitterato e “pailettato”), risate grasse e sogni fasulli per dimenticare frustrazioni, incazzature e malgoverno. Un insulto all’ intelligenza, al buongusto, alla semplicità e alla trasparenza la kermesse canora più amata dagli italiani, col tempo fattasi caravanserraglio di personaggi improbabili all’ assalto della facile popolarità attraverso frasi e gesti discutibili e di “epocale” rottura (soprattutto delle balle). Nulla ci si nega pur di passare agli onori – e agli orrori – di una benevola e palpitante cronaca. Dalle misere nudità di un’ ambivalente creatura al teatrale bacio in bocca tra due maschietti “star”, all’ arringa politicata mascherata da sermone moralista o da “geniale” recita biblica.

Complimenti alla Rai ed alla sua funzione diseducativa, in pieno esercitata e magnificamente centrata. E complimenti a chi è riuscito pure a divertirsi, credendo che – per cinque interminabili serate/nottate – il mondo fosse collocato su un elegante palcoscenico pavesato a festa, calcato da uomini e donne grotteschi – ma scienziati dell’ audience – tirati a lucido per la ghiotta occasione. E complimenti – lui è il più furbo di tutti – al comunque grande Roberto Benigni, che con quaranta minuti di (stavolta) mediocre show s’è cuccato 300 mila euro tondi tondi. Sperando che in questo 2020 li devolva davvero in beneficenza… Non come fece nel 2009 con l’ ospedale pediatrico Meyer di Firenze, che i 200 mila promessi euro del suo cachet sanremese di undici anni orsono li sta ancora aspettando. Io, con quella stessa sudata cifra, ho acquistato una casa per mia figlia. Ma ci ho messo dodici anni per saldare il conto… Che volete fare? Siamo nati per soffrire. Solo i signori del Festivalone possono sgavazzarsela allegramente. Tanto troveranno sempre chi li applaude. Per convinzione, o per disperazione. La vita è bella. Sì, per loro. E noi a trottare.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui