Fitofarmaci, cosa fare. I sindaci in ordine sparso, il Prefetto trova la mediazione

C’erano quasi tutti i 60 sindaci della provincia, o presenti direttamente o tramite propri delegati.

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Tirava un’aria bella frizzantina questa mattina nella sala Giovanni Rinaldo Coronas della Prefettura di Viterbo, quando, con un classico quarto d’ora accademico di ritardo,  verso le 10,45 è partito il confronto tra i sindaci della Tuscia e le associazioni di categoria dei produttori agricoli voluto dal prefetto, dottor Giovanni Bruno,  per ragionare concretamente sulla questione dell’uso dei fitofarmaci.

C’erano quasi tutti i 60 sindaci della provincia, o presenti direttamente o tramite propri delegati. Si vedeva che avevano l’urgenza di rappresentare le ragioni del proprio territorio, per dare voce alle preoccupazioni di tanti cittadini che giustamente si interrogano sui rischi per la salute derivanti dall’impiego di diserbanti, pesticidi e fitofarmaci in genere.

C’è il sindaco Mario Scarnati di Fabrica, che difende a spada tratta la sua ordinanza, con la quale ci si limita a prevedere rigorosi controlli diurni e notturni – grazie all’encomiabile collaborazione della polizia locale – sull’uso dei fitofarmaci. Per evitare che i soliti furbetti se ne vadano in giro alle 2/3 di notte a spuzzare veleni in modi e quantitativi non autorizzati dalla legge.

C’è il combattivo sindaco di Gallese – Danilo Piersanti – che con la sua prorompente fisicità attacca l’Assofrutti perché lo ha diffidato dall’applicare la sua ordinanza sul divieto d’uso del più potente tra i diserbanti, il glifosato. Il quale, tuttavia,  è ancora ammesso dall’ Unione Europea e almeno fino al 2022 non rientrerà fra le sostanze messe al bando. Il sindaco Piersanti riferisce di una colonizzazione selvaggia da parte di operatori non locali che comprano i terreni e pretendono di fare come gli pare. Non c’è solo preoccupazione per la salute dei cittadini, c’è anche rabbia contro chi ostentatamente se ne buggera delle leggi.

Il sindaco di Vasanello – Antonio Porri –  con la sua ordinanza ha vietato su tutto il territorio comunale l’uso dei diserbanti , e a chi gli chiede come risolve il problema dell’erba che cresce tra i filari dei noccioli risponde tranquillamente che basta l’uso del decespugliatore per assolvere alla bisogna.  Ricorda pure che l’evoluzione tecnologica oggi permette alle macchine raccoglitrici di fare bene il proprio lavoro anche su un tappeto erboso di ben 10 centimetri.

Accenni di scaramucce ci sono stati tra i sindaci di Ronciglione e di Bolsena, con il secondo che ha vietato qualsiasi piantumazione di nocciole sul suo territorio che insiste sul bacino del lago, già al limite di captazione delle riserve idriche sotterranee. Ronciglione non ci sta a un approccio che sembra giocato più in chiave contro che in ottica di collaborazione, quasi a condannare il lago di Vico a un suo inesorabile destino di degrado. Peraltro, ricorda un agronomo, chiunque facesse ricorso al TAR contro l’ordinanza di Bolsena sicuramente lo vincerebbe, perché l’ordinanza presenta profili di illegittimità,. Come in fondo ammette lo stesso sindaco.

Il Prefetto di Viterbo Dr. Giovanni Bruno

Insomma molti sindaci si sono mossi alla spicciolata in questa battaglia per la salvaguardia della salute pubblica, rischiando di alimentare un clima di guerra sociale tra produttori e cittadinanza che, come ricorda il Prefetto, non porta alcun beneficio al territorio viterbese. Le ipersensibili antenne della pubblica opinione ci mettono poco a trasformare un giusto allarme delle comunità in allarmismo generalizzato.  Come se la Tuscia potesse essere percepita come una novella Terra dei fuochi. In realtà non c’è cosa più falsa. Anche i dati resi noti venerdì scorso dalla ASL al consiglio straordinario del Comune di Viterbo non fanno pensare a un aumento della morbilità in provincia di Viterbo rispetto alla media regionale e nazionale.  Anzi il tasso di insorgenza dei tumori maligni è il più basso di tutta la Regione.

Alla fine la strada giusta – grazie anche alla preziosa mediazione del dottor Bruno – è stata individuata e condivisa da tutti. E’ necessario superare la dispersività di iniziative individuali e sforzarsi di trovare linee guida comuni per tutta la provincia, pur declinandole – quando è necessario – sulle specificità territoriali comunali.

Il punto di riferimento comune esiste ed è stato accettato senza alcun contrasto tra le parti. Si tratta del Regolamento Provinciale del 2015, che va recuperato e in seguito aggiornato a quello che sarà il nuovo PAN – Piano d’Azione Nazionale – per l’uso sostenibile dei fitofarmaci, scaduto nel febbraio di quest’anno e atteso in dirittura d’arrivo nei prossimi mesi.

Tra una decina di giorni il tavolo prefettizio tornerà a riunirsi, coinvolgendo in primo luogo il livello provinciale, che è chiamato a svolgere un ruolo imprescindibile di coordinamento e armonizzazione tra i regolamenti comunali.  Dato che è impensabile che un’azienda agricola che si estende nel territorio di più comuni debba sottostare a regolamenti diversi, che stabiliscono distanze di rispetto e modalità d’uso dei prodotti troppo difformi tra di loro.

Maurizio Biagiarelli

 

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