Dopo la protesta di domenica, i presenti accusano l'amministrazione per la situazione di stallo del settore termale del Bullicame

“Flash mob al Bullicame, assente tutta la maggioranza di Palazzo dei Priori”

197

“L’assessore al Termalismo faccia un incontro pubblico e spieghi ad oggi i risultati ottenuti”, “Chi rompe deve pagare”, e ancora “Per i viterbesi a Callara è storia” e “il Bullicame è sacro”.

Si leggono queste frasi sui cartelloni apparsi domenica scorsa durante la manifestazione di incatenamento tenutasi al Bullicame, a cui hanno preso parte, a fianco di alcuni viterbesi, lo storico Giovanni Faperdue, Franco Marinelli, dell’Associazione Solidarietà Cittadina ed ex dipendente Terme Inps, ed Eros Marinetti, che definisce la situazione attuale in cui versa il Bullicame come “un diritto tolto ai viterbesi”.

Il motivo della protesta è legato all’assenza d’acqua nella Callara. La vicenda, come ha spiegato Marinelli, ha inizio nel 2014, quando la Gestervit perforò la sorgente del San Valentino – vicino alle ex Terme Inps – trasformandola in pozzo artesiano, e avocando tutto il flusso termale della Callara.

Oggi queste persone chiedono che si cominci a lavorare sulla chiusura del S. Valentino, per far ritornare il flusso idrico alla Callara, come hanno ricordato Marinelli e Faperdue prima del flash mob. Infatti è da troppo tempo che, per loro, il Comune di Viterbo lascia le cose senza una soluzione, generando “una situazione di stallo del settore termale del Bullicame”.

Ciò che ha colpito particolarmente i presenti, tra le altre cose, è stata l’assenza degli esponenti della maggioranza viterbese. Come si legge nei resoconti della protesta, infatti, domenica era presente soltanto la consigliera Chiara Frontini, capogruppo di Viterbo 2020.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui