Flop Sanità Viterbo – Rieti: come e perché siamo scesi all’inferno!

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Il prof. Silvio Gherardi

L’attenta analisi divulgata dal Sole 24 Ore sullo stato della Sanità nelle 107 province italiane rivela una situazione davvero allarmante, ma che non può sorprendere più di tanto.

Rieti è l’ultima in classifica (107a), peggio di tutte le province del sud che sono note per lo scarso livello di qualità del Servizio Sanitario: siamo gli ultimi degli ultimi. Anche Viterbo è messa molto male, classificandosi quart’ultima (104a).

 

Il Lazio in generale non brilla.

A parte Roma (29a), le altre province sono nella parte bassa della classifica, Latina (62a), Frosinone (98a).

Questo – dicevamo – non ci sorprende: sapevamo già che i cittadini del Lazio pur pagando tantissimo in termini di addizionali e super ticket hanno i servizi peggiori in nome del piano di rientro regionale, potremmo dire “cornuti e mazziati“.

Ma per capire vediamo quali sono i criteri dell’analisi.

Sono stati selezionati 12 indicatori chiave.

La classifica finale è il risultato della media dei punteggi ottenuti dai diversi territori nei singoli indicatori. Che, a loro volta, incarnano tre aspetti fondamentali della salute: risultati demografici negli ultimi anni (ad esempio, l’incremento della speranza di vita alla nascita); fenomeni socio-sanitari (come la mortalità annua per tumore e per infarto e il consumo di farmaci); livelli di accesso ai servizi sanitari (dall’emigrazione ospedaliera alla disponibilità di posti letto e di medici)

Sulla base dei risultati la classifica vede prima assoluta Bolzano, seguita nell’ordine da Pescara, Nuoro e Sassari.

Come si vede non è un predominio del nord anzi. Il vicino Abruzzo e l’isola Sardegna ci possono insegnare molto.

I 12 indicatori sono: tasso di mortalità; mortalità per tumore; mortalità per infarto del cuore; aumento della speranza di vita; consumo di farmaci per asma e bronchiti croniche ostruttive (bpco); consumo di farmaci per diabete; consumo di farmaci per pressione alta; numero di medici di base; numero di pediatri di base; numero di geriatri (medici per gli anziani); ricettività ospedaliera (intesa come numero di dimissioni di residenti avvenute fuori regione: ad esempio quanti cittadini di Rieti si sono ricoverati in strutture sanitarie fuori dal Lazio); emigrazione sanitaria fuori la regione di appartenenza.

Purtroppo Rieti è agli ultimi posti (97a) per  mortalità (cioè in generale si muore più che in moltissime altre province d’Italia), per le terapie contro l’ipertensione (106a) e il diabete (98a). Moltissimi i Reatini che si curano fuori regione (100/101a).

Unico dato positivo il numero di medici di base in proporzione alla popolazione (24a).

La situazione delle altre province del Lazio ( con la ovvia eccezione di Roma) è leggermente migliore ma sempre nelle parti basse della classifica.

Fin qui l’analisi di Il Sole24 Ore.

Mi si consenta un breve commento. Anche senza l’aiuto del quotidiano di Confindustria basterebbe intervistare i Reatini per capire in quale stato di abbandono versi la Sanità: lamentano il depauperamento progressivo dell’ospedale De Lellis, i problemi nella assistenza integrata una volta dimessi dagli ospedali, il sempre maggior ricorso a strutture sanitarie private o fuori regione, per non parlare della scarsa assistenza ai disabili e agli alti costi per curarsi (tickets e soprattasse).

Io credo che sarebbe ora che l’attuale governo regionale, oltre a farsi grande per il quasi avvenuto ripiano del deficit sanitario (opera sicuramente improba e meritoria), cominciasse ad interessarsi veramente dei cittadini mettendoli al centro delle politiche sanitarie. Le Politiche Sanitarie devono migliorare i livelli di assistenza non il rapporto entrate/uscite. La Medicina deve prendersi cura delle persone non dei bilanci. Come avviene in altre regioni, anche a noi vicine.

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