Foibe: ecco spiegato cosa furono, i danni che provocarono e la loro storia

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Le foibe tecnicamente sono le cavità naturali presenti sul Carso, un altopiano roccioso calcareo che si estende a cavallo tra Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e Croazia.

La tragedia ricordata in questi giorni consistette nel fatto che i partigiani comunisti del maresciallo Tito (anche presidente della Jugoslavia) gettarono all’interno di queste cavità migliaia di persone. Si contano, ma questo è un dato ufficiale che potrebbe non corrispondere alla realtà, circa 11mila morti.

Principalmente, il motivo fu quello politico: venivano gettati all’interno persone colpevoli di essere fasciste, contrarie al regime comunista, partigiani con idee diverse da Tito o più generalmente persone colpevoli di essere italiane.

I metodi con cui avvenivano le uccisioni erano atroci: alcuni venivano uccisi a colpi di mitra, altri trascinati vivi nei fondi delle foibe e lasciati morire tra sofferenze inimmaginabili vicino ai cadaveri delle altre vittime.

L’obiettivo finale di Tito era molteplice: voleva innanzitutto colpire gli italiani e chiunque si opponesse all’annessione delle terre contese alla “nuova” Jugoslavia, ci teneva a vendicarsi per le passate atrocità di destra nazifasciste, doveva regolare dei conti personali, e politicamente sperava di attuare una rivoluzione comunista includendo Trieste nella Jugoslavia socialista.

Josip Broz Tito

Quando si parla di foibe, è necessario ricordare anche l’esodo che seguì all’annessione (durata comunque solo fino al 1954) di Trieste alla Jugoslavia: infatti, dopo la seconda guerra mondiale moltissimi italiani furono costretti a scappare dalle zone in cui vivevano da sempre, per cercare rifugio con enormi difficoltà in altre zone d’Italia o all’estero.

Il giorno del ricordo per le foibe fu istituito nel 2004, in data 10 febbraio.

Tuttavia i social, i sondaggi e le inchieste, dimostrano quanto ancora si sappia poco sull’atroce evento accaduto negli anni ’40, e quanto, soprattutto, se ne parli in modo troppo leggero (e “di passaggio”) nelle scuole. Occorrerebbe una rivisitazione dei programmi scolastici per dare la giusta visibilità ad un momento storico che è stato colpevolmente dimenticato da chi ha creato tali programmi.

E lo dimostrano ancora di più gli atti di vandalismo avvenuti negli ultimi anni e, in particolare, negli ultimi giorni: lapidi depredate, rovinate ed imbrattate con spray, atti di vigliaccheria che andrebbero puniti con la massima pena prevista e che sono la prova di quanto ancora l’evento non sia concepito come una tragedia secolare ma come un “affronto” politico a certe fazioni.

Alcuni, evidentemente, continuano perfino a mettere in discussione la portata del fatto, tanto da aver portato il Presidente della Repubblica Mattarella, negli ultimi giorni, ad invitare l’intera popolazione italiana a evitare il negazionismo.

L’ignoranza storica è la migliore arma per nuove tragedie future.

 

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