Il direttore risponde alla censura

Foibe titine e Fb: subito cancellati per aver detto la verità!

"Anche un liberale come me può essere trattato alla stregua di un "pericoloso fascista" se osa attraversare la rossa linea di confine costituita dallo squallore delle tesi preconfezionate e scomode per i 'padroni del vapore"

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È sempre spiacevole essere oggetto di una censura di regime. Ci si sente violentati, deprivati della libertà di parola e di espressione, gratuitamente “processati” e messi all’ indice. Mi è successo tante volte, attraverso molteplici forme (ma sempre con la stessa impronta), in quattro decenni di professione contrastata e a testa alta. Perché non ho mai desistito dalla polemica con il conformismo “politically correct” del pensiero dominante, eternamente orientato a sinistra. Con i suoi ipocriti e intoccabili dogmi. Con la sua inveterata abitudine a criminalizzare chi non la pensa allo stesso modo.
Anche un liberale come me può essere trattato alla stregua di un “pericoloso fascista” se osa attraversare la rossa linea di confine costituita dallo squallore delle tesi preconfezionate e scomode per i “padroni del vapore”. E, allora, ci si inventa di tutto pur di porre un freno alla voglia di verità e al desiderio insopprimibile di proclamarla.  Succede che – avendo il sottoscritto condiviso la definizione che il discusso Movimento della “Tartaruga Frecciata” ha dato dei comunisti titini massacratori di migliaia e migliaia di Italiani di Istria e Dalmazia (“infami e assassini”) – il mio articolo di due giorni fa, apprezzato da centinaia e centinaia di lettori e inviso ad altrettanti, ha avuto vita breve su Facebook: in seguito a qualche maligna e fallace segnalazione venuta dai soliti militanti della sistematica repressione del “dissenso”, quel pezzo è follemente e ridicolmente diventato “razzista”, “nazistoide”, “eversivo” e chi più ne ha più metta. Naturalmente non lo era, non ne sarei capace.
Rispetto si', ma ci risparmino le lagne!
Foto di Erika Orsini

Ma gli zelanti addetti italici del colosso USA di Mark Zuckerberg hanno pensato bene di dichiararlo “incompatibile” con gli standard della loro community e lo hanno cancellato alla vista. Soppresso con un tratto di penna. Reso invisibile. Come fossimo in Cina, o in Corea del Nord, o a Cuba. Peccato che quello che abbiamo scritto fosse verità storica, certificata e documentata. Un insignificante dettaglio per i censuratori, preoccupati che ne soffrissero le insinuazioni fasulle che ci propina la propaganda veterocomunista o postcomunista per ridimensionare o negare il dramma delle foibe. Che tristezza! Brutto segnale per la democrazia quando si zittisce la “diversità”. Ricordiamocelo. E non rassegniamoci al silenzio.

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