Intervista al neo commissario provinciale Andrea Di Sorte: sanità, turismo e ripresa economica. Quali prospettive per la Tuscia?

“Forza Italia ha dato tanto a ognuno di noi, ora è il momento di rimboccarci le maniche e lavorare sodo”

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andrea di sorte

Andrea Di Sorte è il nuovo commissario provinciale del gruppo di Forza Italia, nominato a seguito delle dimissioni di Alessandro Romoli.

Abbiamo parlato con lui del nuovo incarico, delle priorità della Tuscia e della situazione attuale, con l’emergenza sanitaria in corso che richiede di pensare a nuove misure urgenti per il territorio, in vista di una ripartenza economica.

Andrea Di Sorte, neo commissario di Forza Italia. Come è nato questo avvicendamento con Romoli?
“Alessandro è un instancabile lavoratore. Ha tantissimi impegni amministrativi tra cui la vicepresidenza della Provincia che lo assorbe molto. Una volta incassato il risultato elettorale di Civita Castellana, dove si è speso molto, ha aperto una riflessione interna al partito. Ha detto ‘non posso fare tutto io, non è il mio stile’. È un ragazzo onesto, non è facile sentire questi discorsi in politica. Ed eccomi qua”.

Quali sono le prospettive per un partito come Forza Italia in Provincia di Viterbo?
“Governiamo in molti Comuni, tra cui Viterbo. Abbiamo fatto un accordo sulla gestione dell’ente provinciale, con tutti gli altri partiti, che ci ha portato ad avere il vicepresidente ed il delegato all’ambiente. Siamo un movimento che è presente a livello amministrativo con persone di qualità. Abbiamo un senatore della Repubblica che segue l’attività parlamentare con grande attenzione per il nostro territorio. La prospettive partono da qui”.

Per arrivare?
“A consolidare questa base di amministratori e ad aumentarla già il prossimo anno alle elezioni amministrative. Il nostro partito ha una forte vocazione di governo, questo è innegabile. Ed il nostro rapporto con le persone passa dalle amministrazioni. Stiamo già lavorando molto, non ci faremo trovare impreparati”.

Le priorità del territorio quale sono?
“La priorità per ora ce l’hanno l’emergenza sanitaria e la futura ripartenza economica”.

Come sta gestendo il Governo l’emergenza?
“Male. Hanno perso mesi a parlare di banchi a rotelle, ma si sono dimenticati che i nostri figli dovevano andare a scuola con il pullman. Nel frattempo i contagi sono saliti, il contact tracing lo abbiamo lasciato per strada e per aspettare il risultato di un tampone possono passare anche sei giorni. Sei giorni di prigionia”.

Però arriveranno i ristori…
“Intanto dobbiamo vedere se sarà così. Perché i 600€ che dovevano arrivare a Pasqua qualcuno non li ha ancora visti… E poi i ristori sono una mancetta che non servirà a salvare le aziende in forte crisi. Sono poche risorse e tardive”.

Si, ma le soluzioni quali sarebbero?
“Intanto, da un punto di vista sanitario, è un errore non aver attinto al Mes”.

Anche i vostri alleati non lo vogliono.
“Ma con il Mes avremmo potuto creare laboratori per la produzione dei tamponi e per le analisi rapide equamente distribuiti in Italia. Avremmo potuto aumentare il personale sanitario e parasanitario, che oggi è in sofferenza. Avremmo potuto creare ospedali nuovi e funzionali. Un prestito europeo ad un tasso quasi inesistente. Se il Governo, grazie al Mes, avesse fatto tutto questo, i primi di ottobre saremmo stati in grado di poter controllare il virus. Ed invece eccoci qua”.

La Regione Lazio, rispetto all’ultima ordinanza di Zingaretti, è stata d’aiuto?
“Obbligare i medici di base a fare i tamponi minacciando sanzioni, è una cosa molto forte. Mi chiedo se i medici saranno forniti di dpi adeguati, se Zingaretti sa che gli ambulatori hanno, per la maggior parte, entrata e uscita nella stessa porta. Mi pare un’ordinanza un po’ alla cieca, anche pericolosa. So che si è aperto un confronto al livello locale, mi auguro che arrivino presto risposte. Piuttosto mi chiedo se la Regione sa che inizia a scarseggiare l’ossigeno nelle farmacie, sia per pazienti Covid che non. E sui vaccini antinfluenzali siamo in grave ritardo. È assurdo”.

Superato questo momento storico, di cosa avrà bisogno la Tuscia?
“Il nostro territorio deve puntare sul turismo, che deve essere la stella polare delle pubbliche amministrazioni. Turismo va di pari passo con la tutela dell’ambiente ed uno sviluppo agricolo sostenibile e dinamico. Se tutti remiamo in questa direzione tra vent’anni saremo una forza economica trainante per tutto il centro Italia. Abbiamo grandi, enormi potenzialità”.

Come sarà il suo rapporto con gli alleati?
“Sincero, franco e leale. Come sempre. Siamo forti perché siamo uniti. Ognuno le rispetto dei propri ideali e dei propri valori di riferimento, ma comunque insieme”.

Ha avuto una lunga esperienza a Roma, cosa si porta dietro?
“Una esperienza formativa entusiasmante. La possibilità di conoscere Silvio Berlusconi e collaborare a tanti progetti incredibili in quegli anni. Ma anche un rimpianto”.

Quale?
“La morte del Popolo della Libertà”.

Ma non voleva formattarlo?
“Appunto, formattare significa cancellare per riscrivere. Invece è sparito, hanno spinto il tasto ‘erase’. Un vero fallimento, politico e culturale. Perché quella era un’idea geniale: un partito che poteva tendere al 50% più uno. C’eravamo quasi…”.

Cosa si augura nel breve periodo?
“Che tutti quelli che rappresentano Forza Italia nelle istituzioni locali della nostra provincia tornino ad esserne fieri. Qualcuno è diventato timido. In questa fase cercheremo di capire tutti insieme chi ci crede ancora e chi no. Sa una cosa?”.

Ci dica…
“In questi giorni ho avuto modo di parlare con tantissime persone. C’è una gran voglia di Forza Italia. Parliamo di un partito che ad ognuno di noi ha dato tanto. Ora è arrivato il momento di rendere noi qualcosa indietro, con il nostro impegno. Abbiamo campo davanti a noi”.

Cosa vuole dire con questo?
“Che ora ognuno dovrà lavorare per il partito: amministratori, dirigenti, semplici militanti. Questo è il momento per noi di rimboccarci le maniche e lavorare sodo. Tutti”.

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