Il Papa e la spinta alla laicizzazione della Chiesa

Francesco e le unioni civili tra gay, attenzione a non terremotare la dottrina della Chiesa!

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Il direttore Giovanni Masotti

Massimo rispetto. Massima comprensione. Nessuna tentazione di espressioni o rimbrotti forti o volgari. Il Papa è il Papa. Ambasciatore primo di Nostro Signore sulla terra. Capo del cattolicesimo, nostra indefettibile religione. Tuttavia, lasciatecelo dire, c’è qualcosa che stona nell’ irruenza e nella sicurezza con cui Francesco entra autorevolmente (e definitivamente, dopo un lungo un percorso di avvicinamento) nell’ acceso dibattito sulle unioni civili dei gay e sul diritto degli omosessuali ad essere considerati in pieno una famiglia, figli compresi. Tutti noi – è vero – siamo figli di Dio. Tutti noi dobbiamo essere esenti da qualsiasi condanna morale in ragione delle nostre inclinazioni sessuali. Tutto questo è tutt’ altro che esecrabile.

Però c’è un però. Qui si sta modificando e slabbrando la sacra dottrina di Santa Romana Chiesa. Anche noi – nel nostro piccolo – riteniamo giustificate le unioni civili tra persone dello stesso sesso, che vanno giustamente tutelate. Ma fermiamoci qui, per favore. In una famiglia deve esserci un padre e una madre, un bambino deve avere un punto di riferimento chiaro. Le adozioni gay ci riempiono di perplessita. Non appartiene alla tradizione della Chiesa la confusione, nè il rovesciamento dei valori tradizionali su cui si fonda la nostra società. E, dunque, stiamo attenti a non creare una socialità che risulti un minestrone indigesto e pericoloso.

Guardiamo l’ Islam, cui il Pontefice “che viene dall’ altro mondo” si è tanto avvicinato negli ultimi anni. Il mondo islamico si è sempre più chiuso e ha accresciuto il suo tasso di aggressività nei nostri confronti. E noi rispondiamo con le carezze, quando dovremmo almeno alzare la voce e difenderci, almeno ammonire. Certo, il cattolicesimo è ben altra cosa, ma non smontiamo la nostra identità e non inginocchiamoci di fronte alla violenza e alla prepotenza.

La Chiesa romana si sta vistosamente laicizzando e secolarizzando e questa spersonalizzazione la paga con la crisi della vocazioni e il fenomeno crescente della diminuzione del numero dei fedeli che seguono i sacramenti domenicali. C’è qualcosa che stride e non funziona nel cammino che sta compiendo il magistero di Francesco. Cerchiamo di ricompattare il nostro gregge e di rinvigorirlo. C’è bisogno di una iniezione di orgoglio e di fiducia. Nessuno mette in discussione il Papa se si occupa del mondo a 360 gradi, è suo dovere. Ma, troppo spesso, lo sentiamo lontano, disattento di fronte ai nostri problemi, concentrato nella globalizzazione e nel totem dell’ accoglienza ad ogni costo e poco rivolto ai drammi che stanno vivendo Roma e l’ Italia, di cui è pastore.

Si occupi, Francesco, anche di noi, oltre che dei gay e degli immigrati, dei cosiddetti “diversi”. Allora quella certa impalpabile distanza che avvertiamo nei suoi confronti verrà colmata. Non sia uno straniero per le sue pecorelle. Sia la loro guida e il loro scudo.

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