Due Italie a contrasto: quella del Palazzo e quella del Popolo

Fuori, la gente e la voglia di voto. Dentro, i signori delle poltrone. Un fastidioso odore di regime

Il Palazzo che rimbalza su se stesso, il Palazzo degli intrighi e dei giochetti alle spalle degli italiani, il Palazzo rintanato e "assediato"

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montecitorio conte
La piazza di Montecitorio invasa dai manifestanti per il voto. A dx, il premier Giuseppe Conte.

Il contrasto non è solo nelle cose, nelle idee, negli slogan. Dalle immagini che abbiamo visto – e messo in rete – della grande manifestazione tricolore davanti a Montecitorio contro il farlocco Conte-bis, appare chiaro che la divaricazione, netta, è anche icasticamente “fisico-geografica”.

 

 

Il Parlamento italiano

Il Palazzo che rimbalza su se stesso, il Palazzo degli intrighi e dei giochetti alle spalle degli italiani, il Palazzo rintanato e “assediato”. Dentro, l’interprete formale (e apparente protagonista di questa recita), il premier eterodiretto dall’estero, che si rimangia con rara sfacciataggine quello che aveva proclamato fino a ieri con la mano sul cuore, anzi sul taschino con immancabile pochette bianca da gagà dei salotti buoni.

A pochi metri, la piazza del popolo che parla semplice e chiaro, che vuole esercitare un diritto democratico elementare, negato solo per consentire ai vinti delle comunali, delle regionali e delle europee – gli sconfitti dalla storia – di restare incollati alle poltrone, di acchiappare tutto ciò che è possibile divorare, di sfruttare vantaggiosamente il tempo che gli resta prima che il voto (che prima o poi, santo Dio, ci sarà) ponga fine a questo vorace e osceno Bengodi finale.

Ecco: con una sola occhiata abbiamo osservato due Italie. Quella del Palazzo e quella del Popolo. Noi scegliamo la seconda. E sentiamo nell’aria un fastidioso e insistente odore (o tanfo) di regime. Lo avvertiamo nel comportamento delle Forze dell’ Ordine, costrette a impedire a migliaia di pacifici dimostranti di accedere in piazza Montecitorio. Lo annusiamo nei resoconti riduttivi e disonesti della maggior parte delle testate giornalistiche Rai, già scattate sull’attenti, prone agli ordini dei nuovi padroni. Per poco, ci auguriamo. O per non molto. Prima che la restaurazione progettata dalla vecchia solita sinistra non si completi e la tenaglia non si chiuda attorno agli italiani. Non vogliamo diventare il Venezuela d’ Europa!

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