Giallo di via della Morra, la conferma del medico legale: “Non c’è certezza sul suicidio”

Nella relazione inviata alla Procura si dichiara che sono necessari ulteriori approfondimenti da parte dell’autorità giudiziaria.

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Si fa sempre più intricato il giallo di via della Morra, lo strano “suicidio” di Veronica Torretti avvenuto domenica pomeriggio nell’abitazione di San Faustino, quartiere di Viterbo ultimamente al centro di efferati casi di cronaca.

La donna, 37 anni di Roma ma residente a Viterbo, è stata trovata quasi decapitata e riversa in un lago di sangue dal personale del 118 intervenuto.

E’il medico dell’Ares a qualificare come “sospetto suicidio” la morte avvenuta per causa violenta tramite “taglio delle vene dei polsi e del collo” motivando, sul referto, che la “paziente è affetta da depressione grave e in cura”.

È però nella seconda fase, cioè quando interviene il medico necroscopo reperibile (secondo il vigente Regolamento di Polizia Mortuaria 285/90, il medico necroscopo deve intervenire tra la 15^ e la 30^ ora dal decesso, salvo circostanze particolari, e questa ne aveva davvero i caratteri) che la trama si intriga ed il mistero si fa più fitto.

La dottoressa chiamata ad effettuare il riscontro, infatti, ritiene di non procedere alla compilazione del certificato necroscopico ed invia contestualmente una relazione di servizio alla procura, nella persona del pm Paola Conti. Secondo le motivazioni riportate nella relazione per stabilire le cause del decesso sono necessari ulteriori approfondimenti che devono essere disposti dall’autorità giudiziaria.

Il medico legale, infatti, non è stato chiamato sul posto all’atto del rinvenimento del cadavere e quindi non ha potuto effettuare il necessario sopralluogo, indispensabile per constatare le cause del decesso, ma ha “potuto solo assumere verbalmente notizie in merito indirettamente”.

“La certificazione redatta dal medico Ares intervenuto e la scheda Istat depongono per sospetto suicidio per taglio delle vene dei polsi e del collo, ma la tipologia delle lesioni non permette di ascrivere le stesse, con fondata ed inequivocabile certezza all’ipotesi suicidiaria, viepiù in carenza di dati circostanziali fondamentali per suffragare l’ipotesi in narrazione.

Poiché risultano segni di morte violenta (profonda e vasta ferita lacera  all’altezza  media anteriore del collo) non sono visibili ferite da taglio recenti ai polsi, non potendo contestualizzare le cause ed i mezzi che hanno provocato il decesso, si mette la salma a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Per quanto succintamente premesso si ritiene indispensabile il riscontro autoptico, unico a derimere le dubbiezze, seriamente insorte.”

Che ad ora, interrogata sulla vicenda, non ha rilasciato alcuna dichiarazione.

 

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