Giallo di via Morra: tutti i dubbi su uno strano “suicidio”

Il "suicidio" della giovane donna massacrata da un seghetto elettrico. Vicino a dove fu ucciso Norveo Fedeli. Tante le cose che non quadrano

1431
violenza

Un suicidio strano, molto strano, quello in via della Morra a Viterbo, zona San Faustino. E’ domenica pomeriggio, e a dare l’allarme è l’ex-fidanzato: non sente la donna dal venerdì precedente, non ha più sue notizie.

Sul posto arrivano gli uomini della polizia e il personale del 118. Si trovano di fronte ad una scena raccapricciante: V.T, 37 anni, originaria di Roma ma residente a Viterbo, giace senza vita in un lago di sangue.

“Morte per causa violenta”, ritiene di determinare il medico dell’Ares intervenuto sul posto, alimentando – da subito – l’ ipotesi del suicidio. Un suicidio di una violenza efferata e inusitata, in quanto la donna si sarebbe tagliata la gola con un seghetto alternativo (una sega elettrica). Un suicidio fuori da ogni canone.

Sta al medico legale, però, firmare il certificato necroscopico.

E la dottoressa incaricata di valutare l’ accaduto viene chiamata solo il giorno successivo, quando la scena del crimine è stata ormai inevitabilmente compromessa e contaminata da tutte le persone che, nelle fasi successive al ritrovamento del cadavere, sono giunte sul posto.

Nel frattempo la giovane vittima era stata spostata dal punto del ritrovamento e  collocata in una bara, mentre ll caso era stato frettolosamente archiviato come suicidio.

E’ a questo punto che la tragica storia assume un risvolto imprevisto, che getta delle ombre: sembra infatti che il medico legale reperibile abbia ritenuto di non poter procedere alla compilazione del certificato necroscopico ed abbia inviato una relazione di servizio alla Procura.

Ad un’attenta analisi, in effetti, sono troppi gli elementi che non quadrano nell’intera vicenda.

Innanzitutto la ragazza sarebbe stata trovata su un divano, mentre l’episodio si sarebbe verificato in bagno.

Una ricostruzione non compatibile con gli esiti di una lacerante ferita di tale gravità, che non avrebbe permesso alla vittima di attraversare il corridoio.Un suicidio con un’arma da taglio, così inusuale, è inoltre un’eventualità rarissima nelle donne depresse che, nella maggior parte dei casi, si tolgono la vita impiccandosi o gettandosi nel vuoto.

E non risulta che ci sia stato un esame per rilevare la compatibilità tra la ferita e l’arma utilizzata. Come pure non sarebbe stato accertato se il colpo mortale sia stato sferrato da destra a sinistra o viceversa, per verificare se l’autore del gesto sia destrorso o mancino.

Insomma tutta una serie di importanti circostanze da valutare, prima di inserire la vicenda nell’elenco dei suicidi. L’alternativa sarebbe davvero preoccupante, perché – altrimenti – dovrebbe trattarsi di omicidio.

In questo caso sarebbe il secondo assassinio a Viterbo in pochissimo tempo da quello di Norveo Fedeli che – il destino vuole – avvenne sempre a San Faustino, a poche centinaia di metri da dove è stata ritrovata esanime la giovane donna.

Un’ ipotesi che fa rabbrividire.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui