Il 27 gennaio la ricorrenza

Giorno della Memoria, nessuna piazza, via o parco dedicati ai viterbesi deportati

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porta della verità viterbo

Viterbo- Non hanno ancora una piazza o una via a loro dedicata.  Solo tre pietre d’inciampo per i tre viterbesi deportati e uccisi nei campi di concentramento. Le pietre d’inciampo sono incastonate in tre sampietrini davanti alla loro casa, in via della Verità,  al civico 19.

Le pietre – ciascuna costituita da una targa in ottone sulla quale sono incisi i dati anagrafici delle vittime e il luogo in cui morirono – furono apposte l’otto gennaio 2015 dall’artista tedesco Gunter Demning, che avviò il progetto nel 1992 a Colonia per non dimenticare coloro che persero la vita a causa della Shoah.
Da allora sono state installate più di 71.000 pietre in molti Paesi che erano stati occupati dai Nazisti nel corso del secondo, tragico conflitto mondiale.

Il 27 gennaio sarà il giorno della Memoria. Si ricorderanno anche i viterbesi Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto, che persero la vita ad Auschwitz nel 1944, ma, nella Città dei Papi, mancano ancora i loro nomi in parchi, vie e piazze.

Rita Orlandi salvò un bambino di nome Silvano Di Porto, figlio di Letizia Anticoli e Angelo Di Porto. I genitori di Silvano, che abitavano in via della Verità e vendevano merceria in un negozietto e al mercato, furono arrestati il 2 dicembre 1943, poi deportati e uccisi. Il bambino si salvò grazie alla signora Rita, vicina di casa, che aveva allora 17 anni, che lo nascose e lo protesse per tanti anni. Fu affidato anche alla nonna, la “Sora Reale”, e alla zia Giuditta. La nonna di Silvano, Reale, si salvò, perchè cadde dal camion che trasportava i deportati, fu creduta morta, invece era solo ferita e fu condotta all’ospedale e curata. Il male non è mai inevitabile. Si può scegliere di fare buone azioni nella vita: Rita Orlandi, tanti anni fa, scelse, col rischio di essere uccisa, di salvare un bambino, nato nel 1937, vicino a porta della Verità.
A noi il dovere del ricordo.

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