Giro di usura. La vittima: “Rovinati! Abbiamo venduto tutto per pagare il debito”

Sentito in aula l’imprenditore “strozzato” e la moglie. I fatti risalgono a più di 10 anni fa

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tribunale di viterbo
Il tribunale di Viterbo

Strozzato dagli usurai che lo avrebbero costretto a vendere tutto per pagare i debiti. Ieri mattina nell’aula 5 del tribunale è andata in scena l’ennesima udienza che vede come imputati dei presunti cravattari canepinesi. Tredici persone che tra il 2006 e il 2009 avrebbero prestato dei soldi con tassi di interesse usurari.

La vittima sarebbe un imprenditore viterbese, la cui moglie – ieri in aula – nel 2009 denunciò alla guardia di finanza il presunto giro di usura: il 30 novembre del 2010 per i tredici scattarono le manette.
La donna ha testimoniato dopo il marito: “140mila euro ricavati dalla vendita dell’appartamento sono andati a coprire i debiti – ha detto la donna -: abbiamo ipotecato casa e siamo andati avanti con lo stipendio mio, che lavoravo part time”. La donna ha raccontato che il marito le aveva detto dei problemi finanziari fin dal 2005.
Problemi così grandi da indurre l’uomo a rivolgersi agli strozzini, che lo avrebbero portato alla rovina. Tanto che l’imprenditore nel marzo del 2009 tentò il suicidio. E ieri in aula l’uomo ha spiegato nel dettaglio la vicenda: “Pagavo i prestiti con degli assegni”. Ma i debiti aumentavano invece di diminuire.

In aula è stato sentito come testimone anche un finanziere che si è occupato delle intercettazioni: migliaia di chiamate sui vari numeri di cellulare dei soggetti coinvolti.
Il collegio dei tre giudici (presidente Silvia Mattei, a latere Elisabetta Massini e Giacomo Autizi) ha fatto un calendario delle prossime udienze: 18 febbraio 2020, 10 marzo 2020, 14 aprile 2020, 12 maggio 2020, 9 giugno 2020. I primi a essere sentiti, saranno molti testimoni chiesti dalla pubblica accusa.

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