Giustizia per chi muore… per difendere la legalità!

"Sono stato io". È stato lui a spezzare, con 8 coltellate, la vita di un uomo giusto, onesto, sposato da poco. Lo ha colpito al cuore. Ha colpito al cuore anche lo Stato e chi crede nelle istituzioni.

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Carabinieri cappello

Eroe della patria, giustizia per Mario», «I cittadini hanno fiducia nei carabinieri, i cittadini perbene hanno rispetto dei carabinieri, onore al carabiniere Mario. Onore a te, la città di Roma ti onora». Queste alcune delle scritte apparse sugli striscioni vicino alla caserma dove il vicebrigadiere, ucciso il 26 luglio 2019 a Roma, prestava servizio. Hanno fermato i presunti colpevoli. Uno ha confessato l’omicidio di Mario Cerciello Rega, alle ore 22,51 del 26 luglio, dopo un lungo interrogatorio.

“Sono stato io”. È stato lui a spezzare, con 8 coltellate, la vita di un uomo giusto, onesto, sposato da poco. Lo ha colpito al cuore. Ha colpito al cuore anche lo Stato e chi crede nelle istituzioni.

Nelle foto sui giornali il vicebrigadiere sembra il ritratto della felicità. Aveva il sorriso buono di chi ama il suo lavoro, di chi si dedica agli altri, di chi si è sposato da poco e ha una vita e una famiglia da costruire con l’onestà della propria professione. Lo stipendio di un carabiniere non è alto, ma con i sacrifici, con un mutuo, con tanti sogni, grazie al lavoro, si può comprare una casa, si possono far crescere i figli, farli studiare, sperare che anche loro scelgano poi di far parte dell’Arma. Sì, perchè i Carabinieri amano la loro divisa, la loro missione; sentono di far parte di una grande famiglia; hanno spirito di corpo e di sacrificio. Lo so, perché mio padre ha prestato servizio per 40 anni nell’Arma dei Carabinieri. Lo so perché ieri, 26 luglio, a 87 anni, l’ho visto piangere (lui che non piange quasi mai) quando ha sentito la notizia del vicebrigadiere ucciso; lo so, perchè lui è stato il primo a giungere sul posto con il capitano, quando a Viterbo furono barbaramente uccisi dai terroristi altri due giovani e valorosi uomini dell’Arma, Pietro Cuzzoli e Ippolito Cortellessa. Anche loro lasciarono la moglie e i loro cari. Aveva solo 31 anni Cuzzoli; aveva 50 anni Cortellessa, già molti passati in servizio nell’Arma dei Carabinieri, e due figli piccoli. I figli e le mogli dei carabinieri hanno sempre paura quando il papà e il marito fa tardi la sera in servizio. Lo sanno che rischia la vita. Spesso, ora come allora, carabinieri, poliziotti e finanzieri sono solo in due ad accorrere in caso di rapina, di furto, di chiamata. Sono solo in due a presidiare i luoghi più pericolosi della città.
Anche nel caso di ieri erano in due, come Ippolito Cortellessa e Pietro Cuzzoli in quel tragico 11 agosto 1980. Potenziare le forze dell’ordine per prevenire i reati, assegnare loro uno stipendio adeguato, dare considerazione alla loro missione, cooperare per aiutarle nel loro difficile compito di difesa della legalità. Questo ci si aspetta dallo Stato. E dare ai colpevoli pene più severe. Certamente ciò non potrà mai placare il dolore delle famiglie di chi muore per difendere l’ordine, la legalità, la giustizia, di chi muore per lo Stato, ma potrebbe dare un senso al sacrificio di questo bravo ragazzo, che non dimenticheremo.

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