Gli anatemi e il mancato sviluppo: sono forse i viterbesi a maledire Viterbo?

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sagginiDa più parti si sostiene, che la nostra bella città, sia succube della maledizione del popolo etrusco, il quale adirato con noi per le tante tombe violate, vuole punire Viterbo e i viterbesi, relegandoli nell’isolamento più ferreo, e nel sottosviluppo più avvilente.

Ma l’attuale situazione del capoluogo, richiede in ogni caso, una approfondita riflessione. Nel XIII secolo l’importanza strategica di Viterbo, era determinata soprattutto dal fatto che la Via Francigena, che passa da qui, era la strada principale per arrivare a Roma.

Panorama di Viterbo ripreso dalla Torre dei Priori

Oggi, purtroppo, con il nuovo sistema viario delle autostrade, (ahinoi!), quel famoso crocevia sulla Via Francigena, non ha più l’importanza di una volta, e Viterbo è tagliata fuori dalle principali correnti di traffico, e isolata dal resto d’Italia. Le ragioni di questa situazione, fondano la loro quintessenza, nella prima decisione  in fatto di grande viabilità, presa dai nostri bisnonni intorno al 1860. La ferrovia Linea Centrale Toscana, fu inspiegabilmente, fatta passare da Orte. Dopo quella prima infausta scelta, purtroppo tante altre, hanno preso la stessa piega negativa. Infatti,  anche l’autostrada del Sole, fu fatta passare da Orte. Nel frattempo, (pioveva sul bagnato), Viterbo e la sua provincia, erano state anche estromesse, dal territorio della Cassa del Mezzogiorno.

Papa Martino IV

Dopo lunghi anni, finalmente, nel 1984 arrivò anche da noi un pezzetto di viabilità

moderna, con la pericolosa superstrada Viterbo-Orte che è tanto “super”, da non permettere neppure il passaggio dei carichi speciali, che escono dalle fonderie di Terni, a causa dei cavalcavia, costruiti ad altezza non a norma. Poi, in coincidenza con l’insediamento della famiglia dell’ex Presidente Giovanni Leone, in località Le Rughe, fu ultimato il primo tratto della Cassia bis che nei sogni dei viterbesi, doveva presto giungere fino a Viterbo. Dopo quasi 50 anni essa è  ancora  ferma a Monterosi, mentre la superstrada per Civitavecchia, si è fermata a due chilometri da Monte Romano, per un ricorso di associazioni ambientaliste, che ne blocca il completamento. Quindi una maledizione ci deve pur essere. Se non è la maledizione degli etruschi, potrebbero anche essere anatemi lanciati da altri personaggi che qui, nel passato, avevano ricevuto rifiuti, torti, o anche beffa delle beffe, favori.

L’Imperatore Federico II

Qui il discorso si fa lungo e complesso. Uno dei personaggi da prendere in seria considerazione è, ad esempio, Federico II che non riuscì ad avere ragione di Viterbo, neanche con un assedio, condotto personalmente, impegnando 27 macchine da guerra, tra le quali primeggiava la poderosa Maristalla. Ma la maledizione del pluriscomunicato imperatore, nipote del Barbarossa, è da escludere. Infatti, a distanza di quattordici anni  dall’assedio, Alessandro IV decide di spostare a Viterbo la sede pontificia e Viterbo diventa “Caput Mundi”, e per 25 anni, ogni parola che esce dal nostro Palazzo Papale, è legge per il mondo intero conosciuto. La nostra bella città visse, in quegli anni, il periodo più fulgido della sua storia di tutti i tempi. Qui venne coniato il neologismo “conclave”, perchè il popolo di Viterbo, rinchiudendo i cardinali a chiave (clausi cum clave), creò questo termine, ancora oggi in uso.Un periodo che durò quasi venticinque anni, e che volse al termine con il papa Martino IV, che partendo per Roma, scomunicò Viterbo e maledisse i viterbesi. Questo papa potrebbe essere un altro “papabile”, (scusate il gioco di parole), ad avere lanciato un anatema, verso Viterbo. Qualora questa maledizione fosse stata lanciata, sembra sia arrivata tempestiva, perché dopo l’infausta decisione, del trasferimento della sede papale da Viterbo, iniziò per la nostra città la parabola discendente, che ancora oggi, purtroppo, non si è ancora arrestata.

Ma non dobbiamo dimenticare che un pesante anatema potrebbe essere lanciato, quotidianamente, alla nostra bella città dai tanti, e poi tanti viterbesi, che nulla hanno fatto, e niente fanno per cambiare veramente in meglio Viterbo. Qui parliamo soprattutto dei viterbesi politici importanti, che calcano o hanno calcato le nostre scene, che anche trovandosi nelle condizioni di aiutare la nostra bella città, si sono sempre astenuti dal farlo, o lo hanno fatto nella misura del “minimo sindacale”. C’è qualcuno che afferma che Viterbo è una bella città, aggiungendo, subito dopo, peccato che poi ci siano i viterbesi. Forse la vera maledizione è proprio questa.  Come a dire: Non cercar per monti e valli quel che hai vicino ai calli.

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