Gli ordini professionali al lavoro contro il vincolo sul Bullicame. Tempo fino al 28 maggio per ribattere alla soprintendenza

La terza commissione ha incontrato i rappresentanti degli ordini professionali, impegnati con il documento delle osservazioni sul vincolo

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La terza commissione, riunitasi in mattinata presso la sede di via Garbini, ha incontrato i rappresentanti degli ordini professionali – gli avvocati Marco Prosperoni e Vanessa Gigli – per un confronto sulla proposta della soprintendenza archeologica di vincolare 1.600 ettari di area termale (“Dal Bullicame e Riello alle Masse di San Sisto”), su cui – invece – alcuni imprenditori hanno presentato importanti progetti di valorizzazione.

Il tempo utile per presentare le osservazioni al controverso provvedimento scade il 28 maggio. Per la prossima settimana è indetta una seconda riunione per analizzare anche i rilievi pervenuti dai cittadini. Giovedì 16 la bozza del documento degli ordini professionali verrà portata in commissione e poi discussa in sede di Consiglio. L’assessore all’Urbanistica Claudio Ubertini ha intanto reso noto che nella giornata di ieri si è svolto un incontro alla Pisana sul tema che sta sollevando un forte dibattito e non poche perplessità.
“Sembra proprio che la soprintendenza continui a ignorare le problematiche che il vincolo comporta per lo sviluppo del nostro territorio”, osserva Alvaro Ricci (Pd), sollecitando la Regione a considerare attentamente questo aspetto.
“Ciò che mortifica il territorio è la parte normativa – hanno spiegato gli avvocati Prosperoni e Gigli – Dovremmo lavorare sulle norme di tutela, analizzare le criticità delle singole zone interessate dal provvedimento e non generalizzare come è stato fatto finora dalla soprintendenza”.

La soluzione concordata in Commissione è quella di rivedere il documento, alla luce delle osservazioni, entro giovedì prossimo: dopodiché la “palla” passerà alla Giunta, che dovrà approvarlo entro il termine stabilito di fine maggio. Altrimenti il vincolo diventerà operativo, pericolo che gli imprenditori e gli ordini professionali chiedono di scongiurare.

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