Il consigliere Barelli accende la miccia in consiglio comunale e getta ombre sulle elezioni 2018: la politica è ostaggio, o complice della criminalità?

Gli strani intrecci tra mafia e politica viterbese

260
comune di viterbo

Lo scorso Consiglio comunale si apre con il monologo di Giovanni Arena. Il sindaco ha voluto, per l’ennesima volta, prendere le distanze da quella che ormai é nota a tutti come “Mafia viterbese”. Ma perchè sottolinearlo ancora? Nella seduta precedente, il consigliere Barelli (braccio destro, o sinistro, dipende di Filippo Rossi) aveva dichiarato: “Per la prima volta abbiamo la consapevolezza, attraverso una sentenza emessa in nome del popolo italiano dal tribunale di Roma, che la mafia ha macchiato le elezioni comunali di Viterbo, circostanza che non può che sconvolgere tutta la politica cittadina, gettando ombre anche su questa consiliatura”.

In effetti, quello che dice Barelli sembra – almeno in parte – essere vero. La Mafia viterbese, capeggiata dal “boss” Giuseppe Trovato, a quanto pare, avrebbe scelto il suo candidato, che era stato inserito tra le file di Forza Italia: Antonio Lorìa.

Antonio Lorìa in città era già conosciuto prima di essere accostato al sodalizio criminale: era e, fino a prova contraria, è ancora gestore di una pizzeria in via San Lorenzo. Il sospetto avvicinamento tra Lorìa e il boss Trovato troverebbe – per l’accusa – conferme nella rapina alla gioielleria Bracci, dove il ristoratore avrebbe fatto da “basista”, ovvero l’uomo del luogo – in questo caso Viterbo – che avrebbe partecipato all’organizzazione del crimine, portato successivamente a termine da altri “colleghi”. Loria, al termine del colpo, avrebbe dovuto recuperare la refurtiva e consegnarla al boss Trovato, il quale avrebbe in seguito ricettato la refurtiva al 50% del suo valore promettendo il suo pagamento in quattro rate.

La cosa inquietante è che, come detto, per le comunali 2018 Lorìa fu scelto per figurare tra i candidati di Forza Italia, partito che in seguito avrebbe proposto e sospinto l’attuale sindaco Giovanni Arena. Ma non è tutto: sempre secondo gli inquirenti, oltre alla rapina (avvenuta il 14 marzo 2018, tre mesi prima delle elezioni) Lorìa avrebbe preso parte anche ad un giro di spaccio, attività proseguita nei mesi della campagna elettorale e culminata nell’autunno del 2018. 

Viterbo è una città piccola dove è risaputo che “anche i muri parlano”, per questo sorge la prima domanda: Forza Italia chiese a Lorìa di presentarsi come candidato? Altrimenti, invece, quale fu il meccanismo che portò alla sua candidatura? Ma, come faceva il centrodestra viterbese a non sapere assolutamente nulla dei trascorsi e delle ombre che aleggiavano dietro al ristoratore? 

Essere garantisti in Italia è raro, si sa, ma noi vogliamo esserlo. Fino a quando la Cassazione non decreterà la possibile colpevolezza di Lorìa e degli altri non si potrà parlare con certezza assoluta e sputare sentenze, ma – secondo i giudici – la Mafia viterbese non era un’invenzione. Ed è per questo che sia l’autorità che la politica stessa dovrebbero dare non delle giustificazioni ma delle spiegazioni chiare e convincenti al caso, senza sottovalutare quello che è socialmente un problema.

L’altro legame “anomalo” tra la mafia e la politica viterbese riguarda un cittadino albanese residente a Canepina, tale Gazmir Gurguri, detto “Gas”. Sempre per i giudici, il 35enne Gurguri, condannato in primo grado a 7 anni e 4 mesi, sarebbe stato partecipe dell’associazione che per mesi ha dettato legge a Viterbo. E proprio per questa sua attiva partecipazione all’attività criminale, risalta il fatto che – secondo voci insistenti – Gazmir Gurguri lavorasse, durante la sua militanza con il sodalizio di Trovato, nell’azienda agricola Panunzi Srl di Cesare Panunzi, figlio di Enrico Panunzi, consigliere regionale in quota Partito Democratico.

Proprio per capire se quelle riguardo di un possibile impiego del Gurguri all’interno della Panunzi Srl fossero solo voci, abbiamo provato a raggiungere Cesare Panunzi per chiedere conferme o eventuali smentite, ma purtroppo non c’è stata data risposta. Sarebbe piuttosto strano che, proprio nel suo feudo di Canepina, Enrico Panunzi e suo figlio possano non essere mai stati al corrente delle strane attività del loro dipendente.

Appare a questo punto piuttosto strano che due presunti membri di un’associazione criminale di stampo mafioso abbiano legami diretti o indiretti con due partiti che vantano attualmente la tradizione più longeva in città. E quindi – ripetiamo la domanda – la politica a Viterbo è ostaggio o complice della mafia? Attualmente una risposta certa, non ce ne vogliano consiglieri e dirigenti dei partiti “coinvolti”, non può essere data. Come ha detto Giulio Marini, “in questo Consiglio siedono brave persone”, e noi vogliamo credere all’ex-sindaco forzista di Viterbo. Per il momento, almeno. Salvo clamorosi e ulteriori risvolti che emergano nei vari processi.

1 commento

  1. Viterbo è un “sepolcro imbiancato”…. anche Panunzi in mezzo a questa faccenda? Credevo che la sua magica influenza (appunto vacciniamoci🤣🤣🤣🤣🤣) aleggiasse solo sulla Asl e sulla famosa “triade al comando” (ottima definizione degli amministratori al vertice coniata dal vostro giornale), ma ora il gioco si fa duro. Niente niente gli toccasse tornare a fare il Preside, magari ad Orte (stanza 17🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣, non dico dove!!!!)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui