Grazie al presunto stupro del figlio di Grillo i Cinque Stelle hanno scoperto il garantismo

Il bipolarismo schizofrenico dei grillini dà il meglio di sé, Beppe Grillo dice che suo figlio è solo “un coglione” e non uno stupratore mentre sbraita contro la “gogna mediatica”. Peccato che lui con gli slogan manettari ci abbia vinto le elezioni

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“Chi non cambia idea non cambierà mai nulla”. Questa frase, decisamente veritiera, la pronuncia uno sfavillante Gary Oldman nei panni di Winston Churchill nel film “L’ora più buia”. È vero, solo gli stolti non cambiano mai idea. Ma la coerenza non può di certo essere lasciata in soffitta e le idee non si possono cambiare solo quando la direzione del vento suggerisce di farlo. A patto che di idee sempre si tratti.

Dovrebbe rispecchiarsi in queste parole Beppe Grillo, fondatore, garante e guru del MoVimento Cinque Stelle. L’uomo che, a suon di “vaffanculo”, di slogan manettari e di promesse completamente disattese, è riuscito a vincere le elezioni alla seconda presentazione alle urne. Oggi – ce ne siamo accorti – i tempi sono cambiati: niente VaffaDay, niente cambiamento e nessuna rivoluzione. Eppure il manettarismo ed il giustizialismo Beppe Grillo se li è tenuti sempre stretti: prima per attaccare il Pd e Forza Italia nelle persone di Renzi e Berlusconi, poi per creare la terrificante espressione “presunzione di colpevolezza” in vista della riforma della giustizia, fortunatamente bloccata con l’epurazione del Ministro Bonafede.

Beh, il manettarismo ed il giustizialismo Grillo se li è tenuti stretti fino a ieri, quando si è lasciato andare in un video-sfogo sui suoi canali social in difesa di suo figlio. Ciro (questo il nome di Grillo Jr.) è accusato di aver violentato, insieme ad altre tre persone, una ragazza conosciuta in estate. La vicenda risale all’estate 2019, quando Ciro era in vacanza a Porto Cervo, in Sardegna, dove suo padre possiede una villa che, ironia della sorte, secondo gli inquirenti sarebbe il luogo dove sarebbe avvenuto il presunto stupro. La ragazza, come riferito da Grillo nel video, avrebbe sporto denuncia soltanto al suo ritorno dalla vacanza, ossia 8 giorni dopo la presunta violenza sessuale. Per dovere di cronaca, va detto che ci sono anche dei video che, secondo il comico genovese, scagionerebbero suo figlio e gli altri imputati. Ma questo, logicamente, è tutto da vedere.

Lungi da noi parlare di quanto accaduto quella notte, quelli sono affari di Grillo e di suo figlio e, pertanto, fino a quando non ci sarà una condanna, nessuno può permettersi di etichettare come “colpevole” Ciro Grillo. Ma una cosa, per onestà intellettuale, dobbiamo dirla. Con il video di ieri, Beppe Grillo non ha fatto certamente una bella figura.

Il fondatore del Movimento, rivolgendosi agli inquirenti, afferma nel video: “Una persona che viene stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf, e dopo 8 giorni fa una denuncia, vi è sembrato strano. È strano”. E poi: “Ragazzi di 19 anni che si divertono e ridono in mutande e saltellano con il pisello, così…perché sono quattro coglioni”. Grillo conclude urlando che “Se dovete arrestare mio figlio che non ha fatto niente, allora arrestate anche me, perché ci vado io in galera”. Insomma, sebbene la giustizia non si sia ancora espressa, per lui suo figlio è assolutamente innocente.

Ecco, noi glie lo auguriamo con tutto il cuore, ma non possiamo esimerci dal far notare a Grillo come lui, in realtà, grazie ad una campagna volta a fomentare il giustizialismo più sfrenato, sia riuscito a vincere le elezioni. Per anni Grillo ha infangato, denigrato ed umiliato pubblicamente Silvio Berlusconi, Matteo Renzi ed i suoi genitori, Maria Elena Boschi ed i rispettivi genitori, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e chi più ne ha, più ne metta. Talvolta senza che la magistratura li ritenesse colpevoli. Oggi con quale coscienza parla di “gogna mediatica” per suo figlio?

Sia chiaro: la gogna mediatica è ingiusta, vergognosa per un Paese che si definisce civile. Ma non può esserlo soltanto quando a finirci in mezzo è un nostro parente o un nostro amico, deve esserlo sempre. Per questo Beppe Grillo ha dimostrato ancora una volta che quel famoso “uno vale uno”, non era altro che uno slogan da gettare in pasto agli elettore senza dargli seguito con i fatti. Per questo Beppe Grillo ha dimostrato ancora una volta quanto il movimento da lui fondato abbia avvelenato ancor di più il nostro Paese. Per questo Beppe Grillo ha dimostrato ancora una volta che farebbe meglio a ritirarsi per sempre dalla politica.

L’Italia non può essere in balìa di un uomo che un giorno dice tutto ed il giorno dopo il contrario di tutto solo perché a lui conviene dire questa o quest’altra cosa. In bocca al lupo a Beppe Grillo ed a suo figlio Ciro, con l’augurio che dopo questa incredibile vicenda, di loro, non si senta più parlare.

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